Alfano: Più sicurezza in Europa puntando su frontiere, infrastrutture e trasporti

Questi gli aspetti nevralgici indicati dal ministro Alfano intervenuto a Bruxelles, alla conferenza ‘EU Internal security strategy’. Su Frontex: «aumentare le capacità di assistenza operativa», garantendo «i meccanismi di solidarietà degli Stati membri»

Il ministro Alfano interviene alla conferenza «La minaccia del terrorismo ha assunto nuove forme e modalità operative e richiede progressi sul piano normativo». Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è intervenuto questa mattina a Bruxelles, al Comitato delle Regioni, alla Conferenza di alto livello ‘EU INTERNAL SECURITY STRATEGY’ sul tema ‘Sfide per una rinnovata strategia di sicurezza interna dell’UE’ partendo da questo presupposto, che richiede un «adeguamento normativo a livello europeo», nell’ambito di una revisione delle politiche di sicurezza all’interno dell’Unione europea (Ue) per il 2015.

Il riferimento è alla direttiva europea sul ‘Passanger name record’ (Pnr), che disciplina l’uso dei dati del codice di prenotazione dei passeggeri a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi. Secondo Alfano va modificata in senso più incisivo, così come le strategie operative, per combattere il fenomeno dei foreign fighter, cioè dei cittadini che dall’Ue si uniscono alla guerriglia dell’Isis: «A livello Ue credo che occorra rafforzare la registrazione dei passeggeri in ambito Schengen per quanto riguarda voli e transiti, per monitorare al meglio la possibilità che qualche europeo vada su quei teatri di guerra a combattere, e che magari, dopo essersi ulteriormente radicalizzato, torni indietro con la volontà di realizzare quella strategia dei ‘mille tagli’ che serve a dissanguare il nemico, come sostengono i teorici dell’Isis», ha spiegato il ministro al termine del suo intervento, ribadendo scenari già illustrati anche in Parlamento.

L’obiettivo è quello di rivedere le politiche di sicurezza interne all’Unione europea entro l’anno prossimo, e in quest’ottica, secondo il ministro, bisogna puntare su «più sicurezza per le infrastrutture critiche, più sicurezza dei trasporti aerei, miglioramento dei metodi di valutazione congiunta della minaccia e scambio informazioni, più capacità di risposta in contesti di crisi».

Anche la sicurezza delle frontiere è una «componente primaria e al tempo stesso trasversale della sicurezza europea», su questo fronte, ha detto il ministro, è necessario «avanzare in termini molto duri e decisi nel dossier su ‘smart borders’» e «aumentare le capacità di assistenza operativa di Frontex per fare sì che possa essere in grado di sostenere i Paesi più sottoposti alla pressione migratoria, e garantire la piena funzionalità dei meccanismi esistenti di solidarietà degli Stati membri».

Occorre agire, ha ribadito Alfano all’Unione, potenziando la capacità di risposta e i controlli interni e rafforzando quelli alle frontiere, il tutto nel rispetto del binomio diritti-sicurezza, perché «non esistono diritti e libertà senza sicurezza e non esiste sicurezza senza diritti».

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