Assenza prodotti agroalimentari siciliani da tutelare in Cina. Corrao replica a Castiglione

L’eurodeputato M5S: “Per il Governo italiano l’arancia Rossa di Sicilia o il pomodoro di Pachino valgono meno di un vino tedesco. Il sottosegretario si arrampica sugli specchi. Castiglione difende interessi delle grosse aziende del nord anziché quelli del suo territorio”.

Palermo – “La risposta che il sottosegretario all’agricoltura Castiglione dà alla nostra denuncia sul fatto che nella lista dei 100 prodotti agroalimentari da tutelare nell’ambito dell’accordo di libero scambio con la Cina, manchino prodotti del Mezzogiorno è di una gravità assoluta. Castiglione si arrampica sugli specchi”. Ad affermarlo è l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao che replica alle dichiarazioni del sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione che ha affermato come sia “impossibile ottenere la tutela di tutte le nostre IIGG comprese quelle che non esportano o esportano pochissimo”. “Da un rappresentante istituzionale e di Governo quale è il sottosegretario Castigione – spiega Corrao – ci aspettiamo che questi si batta per tutelare il suo territorio, cosa che evidentemente non sta facendo. Il Governo Italiano ha infatti dato a Bruxelles un elenco di prodotti Dop e IGP che avendo questo marchio, dovrebbero essere messi al riparo dalla concorrenza mondiale quando l’Europa fa accordi per commercio di libero scambio. Questo elenco contiene 100 prodotti da tutta Europa e 26 italiani tra i quali nessuno del Mezzogiorno: Non v’è traccia del nostro Pistacchio di Bronte, dell’Arancia Rossa di Sicilia, del Cappero di Pantelleria, del Pomodoro di Pachino, dell’Uva da tavola di Canicattì o Mazzarrone e ancora del Pane di Dittaino, della Pesca di Leonforte, della Ficodindia dell’Etna o ancora dei nostri oli Extravergine. Come è possibile che i politici tedeschi siano capaci di far tutelare i propri vini, vini spesso sofisticati con zucchero e il sottosegretario Castiglione e il Ministro Martina non sono capaci di tutelare i nostri prodotti? Nella lista di quelli che riconoscerà la Cina, vi sono solo prodotti afferenti a grossi consorzi che hanno maggiore presenza nella Grande Distribuzione Organizzata, come ad esempio il Parmigiano Reggiano, prodotti che in sostanza hanno già la possibilità di farsi rispettare nell’esportazione, mentre i piccoli, come il pomodoro di Pachino, se vogliono affacciarsi al mercato cinese, non godono di alcuna tutela e se vengono clonati, i nostri produttori non hanno gli strumenti economici ed amministrativi per difendersi. Siccome l’IGP è una sorta di merce di scambio, i produttori meridionali, sono stati trattati alla stregua delle figurine di calcio da barattare con i cinesi. L’unica dimensione presa in considerazione per individuare questi 26 prodotti italiani che fanno parte della lista dei 100 è la dimensione economica, cosa che dovrebbe essere l’opposto in un negoziato: Il produttore di arance della Piana di Catania, se riesce ad aprirsi un varco nel mercato cinese, non avrà la potenza che avranno gli altri consorzi nel farsi pubblicità, nel potersi permettere una tutela legale in Cina. A chi sta in quella lista, viene assicurato dalle autorità cinesi ed europee il massimo livello di protezione per il problema della contraffazione. Se ci sono ad esempio casi di clonazione del marchio, del packaging o contraffazione, non occorre che l’imprenditore italiano, vada a fare un’azione giudiziaria, a cercarsi lo studio legale cinese o a studiarsi il sistema giudiziario cinese, ma gli basterà un’azione amministrativa. Basterà notificare cioè l’esistenza di contraffazione per ottenere il giusto risarcimento, cosa che per un imprenditore piccolo sarebbe fondamentale. Alla luce di questo ennesimo schiaffo nei confronti dei nostri agricoltori e produttori, ci auguriamo – conclude Corrao – che questi prendano coscienza di chi li rappresenta a livello istituzionale e che siano capaci di ribaltare il tavolo”.  Nel frattempo in Assemblea Regionale Siciliana, la deputata Angela Foti sta predisponendo interpellanza urgente rivolta al Governo Regionale.

 

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