DELFINI CHE RUBANO AI PESCATORI: CI PENSA RAFFAELE RANUCCI



Fino a poco tempo fa quando si parlava dei delfini era cosa rara sentire qualche Persona che ne parlava male perché questi cetacei erano considerati gli amici dell’uomo.
Da alcuni mesi è venuto fuori un fenomeno particolarmente grave per la categoria dei piccoli pescatori che già viveva un periodo di crisi economica e di male in peggio constatava che nel mare c’erano dei nuovi ladri del pescato ma non si trattava di essere umani ma degli ex amati delfini.
I quotidiani hanno riportato al riguardo più episodi ed ora la questione arriva in Parlamento attraverso le mani del Senatore del Partito Democratico Raffaele Ranucci che ricopre incarichi parlamentari dal 2008.

Ecco il testo integrale dell’interrogazione del Senatore Romano Ranucci:
INTERROGAZIONE
RANUCCI – Ai ministri delle politiche agricolealimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Premesso che:

il tratto di mare che costeggia le isole Eolie è attualmente abitato da almeno un centinaio di delfini; secondo il Filicudi wildlife conservation, che si occupa di ricerca sugli animali che popolano il mare, ci sono 42 delfini Tursiope e molti di più della specie Stenella Striata, i primi si aggirano sotto la costa e si cibano di pesce, mentre gli altri rimangono un po’ più distanti;

ogni notte i pescatori delle Eolie si trovano costretti a contendersi il pesce con i gruppi di cetacei che circondano le imbarcazioni, danneggiano le reti e si nutrono del pesce, in particolare totani, che dovrebbe essere destinato alla pesca, e ad essere prese di mira sono soprattutto le piccole imbarcazioni di circa 5 metri che non superano le 12 miglia di distanza tra Lipari e Salina e che sono la maggioranza in queste zone;

i pescatori locali hanno lanciato l’allarme lamentando un fatturato decurtato del 70 per cento e la situazione di grave crisi economica delle famiglie; essi affermano che “prima ogni barca portava a terra circa 25 chili di totani, adesso non più di tre chili” e “prima portavamo a casa circa duemila euro al mese, adesso spesso torniamo al porto senza nemmeno aver incassato le spese per il carburante”;

Giuseppe Spinella, vicepresidente del Co.Ge.Pa, il consorzio che riunisce le 119 imbarcazioni che pescano nelle acque attorno alle isole Eolie ha avanzato, a nome della categoria, precise richieste tra cui il riconoscimento dello stato di calamità naturale e l’allontanamento dei delfini dai tratti di mare frequentati dalle imbarcazioni;

tra le ipotesi avanzate, si profila quella di testare, nei prossimi mesi, un dissimulatore acustico denominato “Pingers” che verrà posizionato sulle imbarcazioni o sugli attrezzi di pesca al fine di allontanare i delfini in modo totalmente innocuo, anche se si teme che possa essere solo una soluzione temporanea;

considerato che:

la pesca rappresenta per la maggior parte degli abitanti delle isole Eolie una delle poche se non l’unica fonte di sostentamento per il bilancio familiare;

in questi anni si è assistito nell’Arcipelago delle Eolie alla realizzazione di progetti che si propongono di studiare e proteggere delfini e tartarughe marine;

a giudizio dell’interrogante, non si tratta di dover operare una scelta tra pescatori o cetacei, ma di porre in essere le giuste misure per contenere il danno ambientale ed economico generato dal riscaldamento delle acque ed i fenomeni ad esso correlati quali ad esempio la presenza dei delfini sotto costa,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di sostenere, anche attraverso finanziamenti mirati, l’attività della pesca nell’Arcipelago delle isole Eolie in particolare alla luce dei danni e dei fenomeni generati dal riscaldamento delle acque;

se intendano istituire un tavolo di concertazione per individuare in tempi rapidi le soluzioni adottabili per coniugare il rispetto dell’ambiente e della fauna marina con le esigenze lavorative e reddituali dei pescatori.

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