Il digiuno di Rosetta Piazza a Vittoria al centro dell’intervento di ieri della sen. Padua durante i lavori a palazzo Madama

Il dramma personale vissuto da Rosetta Piazza, che ormai da giorni ha proclamato lo sciopero della fame, non passa inosservato neppure al Senato. Ieri, a palazzo Madama, nel suo intervento, la senatrice del Pd, Venera Padua, ha chiesto la parola per illustrare la gravità di quanto sta accadendo da inizio gennaio in piazza Gramsci a Vittoria presso il presidio permanente istituito su iniziativa di alcune associazioni territoriali. “Alcune donne, poi – ha sottolineato ieri la senatrice Padua – hanno iniziato, a partire dal 18 maggio (e oggi siamo al 31 maggio e, dunque, sono passati parecchi giorni) uno sciopero della fame per protestare contro la piaga delle aste giudiziarie. Il motivo di questa forma di protesta democratica è molto semplice e il caso della signora Rosetta, finita in ospedale dopo il 9° giorno di sciopero della fame, ma poi subito tornata a protestare, è eclatante: la sua casa è stata venduta all’asta cinque mesi fa per 27.000 euro nonostante avesse un valore di 200.000. Ora la signora rischia di perdere con un’offerta di 70.000 euro anche la sua azienda agricola, il cui valore è di poco inferiore a 400.000 euro, a causa di un debito di circa 80.000 euro. Il risultato, come avviene in casi come questo in cui la vendita dei beni subisce un deprezzamento eccessivo rasentando cifre assolutamente al di sotto di ogni valore di mercato, è che si perde la proprietà dei propri beni senza soddisfare, peraltro, i creditori. L’unico vantaggio derivante da tale procedimento, quindi, è per gli speculatori, in cerca d’affari”. La senatrice Padua ha sollecitato in Aula la necessità di “un segnale d’ascolto e in controtendenza rispetto all’andamento attuale. Negli ultimi anni, a causa della crisi economica che ha determinato rilevanti difficoltà creditizie, si è assistito ad un notevole incremento delle procedure esecutive immobiliari e il Governo, ad esempio con il decreto-legge n. 83 del 2015, è intervenuto nelle procedure di esecuzione immobiliare. Tuttavia, in alcune zone della Sicilia, come nella provincia iblea, è ancora in corso una vera e propria emergenza sociale che riguarda le vendite dei beni immobiliari all’asta e c’è necessità di operare un nuovo e più incisivo intervento, per garantire un iter procedurale che bilanci e soddisfi al meglio interessi e diritti delle parti coinvolte, contrastando gli eccessivi e intollerabili ribassi dei prezzi applicati ai beni immobili oggetto di procedure esecutive”. La Padua, poi, ha lanciato un appello. “Potrebbe essere avviata – ha detto – la discussione di un disegno di legge, l’atto Senato 2149, che ho presentato a dicembre 2015, proprio per contrastare il ricorso a questa deplorevole corsa al ribasso nelle aste giudiziarie. C’è anche una proposta: stabilire un limite, fissato al 40 per cento del valore del bene determinato ai sensi dell’articolo 568 del codice di procedura civile, che non potrà in nessun caso essere superato. Così si evita la svendita dei beni in conseguenza dei ribassi previsti dallo stesso codice e, conseguentemente, si garantiscono i debitori dal perdere gli immobili di loro proprietà per prezzi notevolmente ridotti rispetto al reale valore di mercato. Tale «tetto», inoltre, dovrebbe contestualmente eludere la possibilità che siano messe in atto operazioni speculative, cioè il travisamento della legge realizzato tramite le intese tra operatori professionali per disertare le aste fino a quando i ribassi rendano il prezzo risibile”. L’esponente Dem chiede un gesto concreto “perché i diritti e le rivendicazioni delle donne di Vittoria – conclude – così come quelli delle altre associazioni sul territorio che si sono fatti portavoce di questa battaglia, non cadano nel vuoto dell’indifferenza”.

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