Intervista al Prof. Bonetta, vicesindaco di Vittoria

Luci ed ombre sulle recenti elezioni amministrative, ancora non concluse. Ci giunge un documento dal Prof. Bonetta che pubblichiamo, integralmente, sotto forma di intervista. Rimaniamo aperti ad ogni replica, che pubblicheremo pedissequamente.

Professore Bonetta, lei non è stato coinvolto in prima persona nella competizione elettorale. Quali le sue impressioni?

Sono state queste elezioni senza la politica! Se papa Francesco sapesse di Vittoria proverebbe orrore per quanto noi abbiamo visto. Il Pontefice  in politica invoca l’etica e l’alta morale anche per le elezioni amministrative. Hanno dominato i personalismi e i particolarismi, il localismo, gli interessi privati, insomma si è volati “rasoterra”. Niente progettualità politica vera al di là di alcune aspirazioni tecnicistiche. L’unico soggetto politico presente è stato il PD. Per il resto tutto fondato su dinamiche psichiche e psicologiche, emozioni, revanchismi, rabbie soggettive, rabbie sociali, frustrazioni, da un lato; da un altro lato, retorica, populismo, scimmiottature mediatiche, municipalismi, manicheismi, demonizzazioni, corporativismi e micro-oligarchismi.  Infine, elezioni quasi edipiche, con tanti figli che vogliono fare fuori il padre che li ha generati ovvero Peppe Nicosia.  L’attuale temperie, la crisi economica, la trasformazione epocale dell’esistenza, la fine del lavoro, la ricchezza immateriale, la società della conoscenza, il senso etico prioritario della politica  tutto ai margini.

Perché ha dichiarato che non voterebbe Aiello.

Aiello non è votabile perché affetto dalla dinamica psichica dell’ “auto-necrofagia”.  Metaforicamente, si nutre in maniera assidua del suo stesso “cadavere” storico, della sua identità di un tempo lontano, morto. Come tutti sanno, Aiello appartiene al passato e ad un passato per niente glorioso, anzi indicato da tutti come quello degli inizi di tutti i  mali vittoriesi e in cui fu distrutto il tessuto democratico del Comune e si affermò un tirannico personalismo. Si vuole restaurare l’intollerabile e centralistico “comunismo borbonico” che ha condannato la Città ad essere sempre uguale a sé stessa, ad isolarsi dal mondo e a fare della sua economia agricola una realtà sempre assistita? Si vuole amministrare nutrendosi di un passato defunto, quindi restaurando il passato cadaverico perché sepolto dalla storia? Sarebbe delirante fare della “necrofagia” e della vendetta personale il motore dell’amministrazione. Vittoria non  ha bisogno di reazione ma di pensiero critico che segni il passo con la società attuale.

E perché non voterebbe  l’altro candidato, Moscato?

Moscato non è votabile perché ha le radici  ben salde in “Fratelli d’Italia”.  Oggi indossa il doppiopetto, ma nessuno mai ha raschiato sotto. Non si è mai sdoganato dalla Destra pura, che in Italia è solo quella fascista, e mai ha fatto outing liberale e democratico. Usa linguaggi mediatici e spot propagandistici che piacciono alla cultura leggera delle soap opere e recluta giovani aspiranti protagonisti per una nuova scena politica all’insegna della sostituzione delle persone e non del reale cambiamento politico. E’ il leader di un movimento d’opinione destrorso ove confluiscono  “fronde” clientelari del PD, voltagabbana, gruppi d’interessi emergenti, yuppismo del Terzo millennio, giovanilismo rottamatore e, cosa importante, uomini di provata fede social-comunista (sic!) che in nome della discontinuità sembrano così rinnovare una tradizione italiana piuttosto ingloriosa (Mussolini docet). Così, annullate le identità politiche, todos caballeros e tutti volti nuovi alla presa della Bastiglia, pardon di palazzo  Iacono. Vittoria non ha bisogno d’inciuci globali, ma di vere dinamiche democratiche per l’economica della conoscenza.

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