Jobs act, Brunetta e Capezzone: FI disponibile su Jobs act ma senza prese in giro

Roma, 30 settembre 2014 – Renato Brunetta interviene sul Job act rivolgendosi a Renzi: “Si vede che il premier, abituato a scolpire nel bronzo, non ha tempo per i dettagli. Questi, però, sono molto importanti quando si ha a che fare con delle norme, tanto più se esse regolano un aspetto tanto delicato come la risoluzione del rapporto di lavoro. Nella sua relazione nella riunione della direzione del Pd di ieri, Matteo Renzi non si è limitato a dire che la reintegra sarebbe rimasta, come è ovvio e condiviso, solo nel caso dei licenziamenti nulli o discriminatori, ma anche nel caso dei licenziamenti disciplinari, che sono il vero problema per le imprese, in quanto sono determinati da fatti e comportamenti che riguardano il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore.  Se così fosse non cambierebbe un bel nulla, perché la materia del licenziamento economico è già stata regolata dalla legge Fornero, con una procedura che, secondo i dati del monitoraggio, funziona abbastanza. Forza Italia è disposta ad appoggiare le riforme, ma non a farsi prendere in giro. Per ora ci limitiamo a chiedere spiegazioni da chi nel governo è in grado di distinguere una norma di legge da una bicicletta (ammesso e non concesso che qualcuno ci sia). Altrimenti sarà nostro dovere denunciare all’opinione pubblica l’imbroglio. E siamo convinti che questa volta gli italiani (e l’Europa) sapranno giudicare“.Capezzone invece attacca Renzi e critica la sua perfetta esposizione a parole ma pessima nella “prova scritta”. Secondo Capezzone “Sarebbe bene che la politica italiana non si limitasse a commentare per impressioni, ma leggesse bene testi e documenti. In questo senso, ieri sera, c’è stata una grande  e assai pericolosa distanza tra la “prova orale” e la “prova scritta” di Renzi. Negli interventi, Renzi è stato molto condivisibile, e il suo attacco alla scelta di Prodi 2006-2007 di abolire lo scalone è stata positiva e coraggiosa. Ma nel documento scritto,  invece, c’è stato un primo grave arretramento di Renzi, che ha ceduto alla sinistra e ai conservatori prevedendo il reintegro anche per il caso (dubbio e foriero di valanghe di incertezze e contenziosi) del licenziamento disciplinare. Se poi ci spostiamo agli atti parlamentari, il testo della delega sul lavoro è ancora più vago. A questo punto, è essenziale che siano approvati gli emendamenti liberali anti-ambiguità che sono stati presentati al Senato da numerose colleghe e colleghi di Forza Italia, che abrogano davvero l’articolo 18, senza pasticci. Su quei nostri emendamenti sarà misurata, a mio parere, la vera intenzione di Renzi e del Governo“.

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