L’On. Ragusa su piano sanitario regionale e la bocciatura del ministro Lorenzin

Orazio Ragusa: “Siano seguite le indicazioni del Governo nazionale ma questo non diventi una scusa per penalizzare il territorio con la chiusura dei piccoli ospedali. Ecco perché il Busacca di Scicli va difeso”

Ragusa, 15 ottobre 2015 – L’on. Orazio Ragusa ha scritto una lettera aperta all’assessore regionale alla Sanità, Baldo Gucciardi, e al presidente della sesta commissione all’Ars, on. Pippo Digiacomo, dopo la bocciatura, da parte del ministro Lorenzin, del piano siciliano adottato nel gennaio scorso. “Le osservazioni provenienti dall’esponente del Governo nazionale – sottolinea l’on. Ragusa – ci forniscano l’occasione per migliorare ulteriormente questo piano che, non dimentichiamolo, tiene conto delle peculiarità dell’intero territorio isolano ma anche di realtà specifiche. Mettere al bando i piccoli ospedali, compresi quelli di Scicli e di Comiso, potrebbe essere un grosso errore rispetto a cui i pazienti sarebbero destinati a pagare il conto negli anni a venire”. Nella lettera aperta, l’on. Ragusa chiede all’assessore Gucciardi e all’on. Digiacomo “di difendere la struttura del piano perché, così come era stato congegnato, rappresentava il frutto di una serie di interazioni che esprimevano gli interessi legittimi di vari territori. Stravolgerlo, significherebbe arrecare un danno non solo alla nostra Regione ma anche, e soprattutto, ai cittadini siciliani. Abbiamo bisogno di posti letto, così come dei piccoli ospedali. Abbiamo bisogno che si sblocchino le procedure legate ai concorsi. Per cui le eccezioni sollevate dal ministro Lorenzin, pur costituendo la base di partenza della prossima rivisitazione, non rappresentino la scusante per rivoluzionare tutto. Sarebbe un’altra occasione perduta per la Sanità del nostro territorio isolano”. L’on. Ragusa si sofferma poi sulla filosofia degli ospedali riuniti che aveva rappresentato, e dovrà continuare a rappresentare secondo il deputato regionale, uno dei punti di riferimento del piano in questione. “Quel tipo di impostazione – aggiunge – era stata fatta per una ragione molto semplice: snellire la mole di lavoro dei grandi ospedali dove le ore di attesa sono esagerate rispetto ai bisogni. Immaginate, ad esempio, che cosa accadrebbe al Maggiore di Modica se vi si riversasse tutta l’attività del Busacca. Lo stesso esempio si potrebbe portare per Vittoria con Comiso. Questo vuol dire che, allo stato attuale, la nostra realtà non è pronta ad accettare tout court le prescrizioni del decreto Balduzzi. A cui bisogna arrivare per piccoli passi. La predisposizione della rete ospedaliera ci ha consentito, ad esempio, nell’attuale piano sanitario regionale, di recuperare Chirurgia a Scicli e a Comiso. Pensiamo, poi, alla creazione di una specialistica d’eccellenza come la riabilitazione al Busacca. Purtroppo, oggi, la Sicilia si confronta con tutta una serie di difficoltà (dalla precarietà delle infrastrutture alla crisi economica) che rendono queste presenze sanitarie assolutamente indispensabili sui territori locali. Se la nostra fosse una regione ricca come la Lombardia non avremmo problemi a dare seguito alle indicazioni del decreto Balduzzi. Così facendo, i pazienti siciliani potrebbero rimanere vittime di calcoli ragionieristici. Ed ecco perché è necessario dare un ruolo ad ogni struttura. Prima di chiudere gli ospedali è indispensabile pianificare in che modo sarebbe possibile accogliere i potenziali utenti di un determinato versante. Questo significa che, lo ribadisco, procedendo per piccoli passi, potremmo raggiungere la condizione ottimale. E, in questo senso, una grossa mano d’aiuto arriverà, ad esempio, con l’apertura dell’ospedale Giovanni Paolo II a Ragusa. E però non essendoci ancora questa disponibilità, non avrebbe senso stravolgere la rete ospedaliera esistente nella nostra area territoriale”.

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