Lorefice: “La legge contro il Cyberbullismo non tutela i minori, ammazza il web e la libertà d’espressione”

ROMA – «Ci sono sempre diverse sfaccettature per identificare e affrontare i problemi. Il Governo Renzi -afferma la Capogruppo Affari Sociali alla Camera Marialucia Lorefice-, come un abile mago, è imbattibile nel far passare una legge per un’altra. Ecco com’è nata la ‘Buona Scuola’, che è tutto tranne che una buona legge per la scuola. Ecco come si arriva al ‘Jobs Act’, che tutto protegge tranne il lavoro e i lavoratori. La lista è lunga. Mi soffermo sull’ultima di queste trovate: La ‘Legge sul Cyberbullismo’.
La questione è semplice: Il bullismo -dice la parlamentare- è un fenomeno che riguarda i minori, nel caso del Cyberbullismo parliamo di atti di bullismo che si manifestano attraverso web. Due fenomeni simili per certi aspetti, diversi per altri. Con un colpo di spugna maggioranza e Governo hanno stravolto, alla Camera, una proposta che al Senato aveva avuto l’approvazione unanime perché si concentrava sui minori e si fondava su concetti che crediamo essere gli unici strumenti per contrastare il bullismo e il Cyberbullismo: prevenzione, educazione, recupero della vittima e di colui che commette l’illecito, attraverso un lavoro sinergico tra famiglie, scuole, servizi socio-sanitari territoriali. Quella approvata è legge ‘travestita’ da provvedimento a tutela dei minori, in realtà sarà un provvedimento esteso anche ai maggiorenni in cui prevalente è l’aspetto repressivo e di oscuramento del web.
Ad esempio, chiunque si sentirà offeso o leso da un contenuto sulla rete che lo riguardi può chiederne la rimozione, senza che vi sia un criterio oggettivo nel definire la minaccia o l’offesa. Spetterà al Garante per la Privacy (che si ritroverà a seguire migliaia di richieste senza ulteriori risorse o potenziamento dell’organico) oppure ai gestori delle pagine web (che rischiano sanzioni salate) decidere se togliere o meno un contenuto. Questi ultimi, nel dubbio, magari preferiranno evitare a monte di pubblicare contenuti a rischio rimozione. Il bavaglio è servito.
Tanto per fare un esempio, sarà così che i “poteri forti” potranno sbarazzarsi in fretta dei commenti che li ‘infastidiscono’, per buona pace dei cittadini che aspettavano una legge a tutela dei figli. Associazioni, genitori delle vittime, addetti ai lavori, hanno riscontrato le stesse criticità che abbiamo sollevato anche noi e che ci hanno indotto a esprimere voto contrario. Diversi nostri emendamenti sono stati approvati, ma non è bastato a scongiurare la stretta alla libertà di espressione sul web che ne deriverà. A questo punto, l’unico nostro auspicio, per non vanificare gli sforzi compiuti, è che al Senato il testo ritorni alla sua ratio originaria».

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