Riforma costituzionale: troppo potere all’esecutivo?

Roma, 13 luglio 2016 – Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, intervistato dalla piattaforma Pro\Versi, esprime la sua contrarietà alla Riforma costituzionale Renzi-Boschi.
Diversi sono gli ambiti d’intervento di Fedriga: dal ruolo del Senato alla governabilità, dalla rappresentanza democratica al federalismo.
Secondo Massimiliano Fedriga (Lega Nord), la Riforma costituzionale Renzi-Boschi configurerà un Senato non eletto direttamente dai cittadini, aumentando la distanza tra questi ultimi e le istituzioni; inoltre, il Senato “diventerà assolutamente estraneo rispetto all’indirizzo politico che la gente esprime durante la propria espressione del voto”: un “luogo di nominati, che non potranno essere incisivi sulle politiche che riguardano regioni ed enti locali”.
Per Fedriga, quindi, con la Riforma costituzionale Renzi sta “togliendo democrazia a questo paese”. Per il Capogruppo della Lega Nord alla Camera, la Riforma costituzionale che verrà sottoposta a Referendum in autunno, non renderà i governi più stabili né permetterà un’approvazione più rapida delle leggi.
La stabilità dei governi non dipende dal numero dei partiti nella coalizione di maggioranza bensì dalla serietà delle forze politiche nel presentarsi davanti “ai cittadini e nel portare avanti i programmi senza che nessuno improvvisamente decida di cambiare idea”.
“Non sono le indicazioni parlamentari che rallentano l’iter della legge ma i cambi repentini che il governo decide di fare da una all’altra lettura: se il governo ritiene di dover approvare in pochi giorni una norma […] la doppia lettura arriva in pochissimo tempo”.
Secondo Fedriga, poi, “la riforma costituzionale abbinata alla riforma elettorale sicuramente dà un potere enorme all’esecutivo e non esiste un contraltare parlamentare che possa tutelare anche quelle basi democratiche su cui è stata fondata l’attuale costituzione”.
Il rischio è che “i parlamentari non esprimeranno più la libera scelta dei cittadini ma diventeranno semplicemente dei servitori del capobastone di turno”.
Infine, Fedriga, contrario all’idea di aumentare le competenze dello Stato centrale, sostiene che “la vicinanza dei governi ai territori possa garantire maggiore controllo ai cittadini […] Noi dobbiamo andare nella direzione per la quale i governi territoriali abbiano competenze dirette su molte materie, abbiano le risorse per portarle avanti, ed abbiano le responsabilità del successo o del fallimento: portare tutto allo Stato centrale semplicemente renderà tutto più nebuloso, più confuso, meno controllato”.

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