Scicli, Atto aziendale ASP. Senatrice Padua manifesta perplessità: “L’ospedale Busacca è stato svenduto”

Scicli, 5 ottobre 2015 – Dopo l’approvazione dell’atto aziendale da parte della conferenza dei sindaci (alcuni si sono espressi a favore mentre altri hanno preso le distanze), interviene di nuovo la senatrice del Pd Venera Padua per manifestare le proprie perplessità rispetto a una previsione che, seppure apprezzata da alcune realtà territoriali, come ad esempio Modica, continua a mettere in luce una serie di aspetti che non vanno e che possono essere migliorati. “Partiamo da una considerazione di base – dice la senatrice – e cioè che la società di oggi, a causa delle difficoltà sociali ed economiche con cui si confronta, dovrebbe potere contare su una assistenza maggiore rispetto al passato. All’Asp 7 di Ragusa, invece, si assiste a una pianificazione che ci fa tornare indietro e che pregiudica l’erogazione dei livelli qualitativi assistenziali. Le numerose esperienze condotte in diverse parti d’Italia, attraverso l’esternalizzazione dei servizi, come sembra si voglia fare anche all’Asp di Ragusa, hanno dimostrato che non è garantito né il risparmio rispetto alla spesa sostenuta ordinariamente né la qualità del servizio. La politica sanitaria del Partito Democratico, anche per questi motivi, è stata e continua ad essere contraria al ricorso a tali sistemi penalizzanti. E, per uscire fuori di metafora, potremmo analizzare quanto deciso per l’ospedale Busacca di Scicli che, in una sola parola, è stato svenduto. A fronte dei 18 posti letto previsti per la riabilitazione, in passato erano impegnati 12 infermieri, 7 terapisti e 4 medici. Bene, con il nuovo atto aziendale, per quanto riguarda il personale non cambia nulla mentre i posti letto aumenteranno sino a 38. Che cosa vuol dire tutto ciò se non che si farà ricorso all’esternalizzazione? Per non parlare, poi, del fatto che nell’equipe della riabilitazione mancano altre figure come il terapista occupazionale mentre i logopedisti sono appena 11 per tutta l’azienda”.
La senatrice Padua rileva altre anomalie, sempre al Busacca. “Si era parlato – aggiunge – di trasformare la Medicina in lungodegenza. Ma non risulta da nessuna parte tra le pagine dell’atto aziendale. Anzi, tale previsione è completamente scomparsa. Avrebbe dovuto esserci e invece non c’è. Perché mai? E poi, come si può pensare, in Chirurgia, di tenere in vita un reparto con tre medici e tre infermieri? E’ impossibile che funzioni anche se solo in day surgery. Rilevo, inoltre, l’assenza della figura degli Oss, dei manutentori e di altre figure tecniche stagionali (come ad esempio i cuochi) che da almeno dieci-quindici anni lavoravano per conto dell’azienda. Mentre adesso i vertici Asp intendono mandare tutti a casa. Certo è il colmo che cose del genere accadano in un’azienda sanitaria dove esiste una assoluta sproporzione tra il numero degli amministrativi e quello del personale che dovrebbe occuparsi di faccende sanitarie”.
La senatrice Padua, poi, punta l’attenzione su altri aspetti che non vanno. “Stupisce – aggiunge – la presenza di tre soli infermieri pediatrici in tutta l’azienda a fronte dell’esistenza di tre reparti (a Ragusa, Modica e Vittoria). Per ciò che riguarda Malattie infettive, inoltre, va benissimo mantenere solo il primariato a Modica ma non ha senso sopprimere il reparto a Ragusa. Sarebbe opportuno rivedere anche il servizio di Neurologia organizzandolo nella stessa maniera in cui è stato programmato quello di Gastroenterologia. E poi anche anomalie per il servizio di Psichiatria dove, a dispetto di quanto sostenuto dalla circolare regionale dell’assessorato alla Sanità, non sono ancora state istituite le due dirigenze così da garantire una maggiore presenza sul territorio e da prevedere le figure specialistiche che in passato ci sono sempre state. Per esempio quella del terapista occupazionale. Quali potrebbero essere le soluzioni? L’esternalizzazione di alcuni servizi amministrativi, ad esempio, per reinvestire le risorse che si risparmierebbero proprio nel settore psichiatrico. Ad ogni modo, ritengo sia necessario rivedere l’atto aziendale perché, come avevo già avuto modo di dire, suscita numerose perplessità soprattutto per il fatto che non ha tenuto minimamente in conto le numerose richieste che arrivavano dai territori, sia dal personale sanitario in generale sia dai cittadini. Auspico, quindi, che ci sia ancora il tempo per riflettere e ragionare per concretizzare le risposte dovute”.

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