Sicilia, aree a rischio industriale. Per uno studio M5S è allarme inquinamento

Scatta l’interrogazione all’Ars. I deputati a Palazzo dei Normanni: “Regione Siciliana e Ministero poco trasparenti. Cosa hanno da nascondere? Pubblichino le autorizzazioni Aia e mettano le risorse per monitoraggio e prevenzione”.

Palermo – “Potenziare le risorse personali e materiali dell’Arpa nelle aree maggiormente industrializzate e istituire con urgenza un osservatorio permanente su neoplasie e malattie croniche, aspettative e qualità di vita e mortalità. La Regione Siciliana ed il Ministero dell’Ambiente non garantiscono la totale trasparenza sulle autorizzazioni ambientali. Serve un cambio di passo”.

Sono queste alcune delle richieste che i deputati M5S all’Ars pongono al Governo Crocetta in materia di risanamento ambientale nelle aree cosiddette a rischio ambientale di Priolo Gargallo, Melilli, Augusta, Gela, Milazzo. Per i deputati M5S a palazzo dei Normanni, l’interrogazione odierna, non rappresenta l’unico atto, infatti sul tema ci sono tra gli altri una mozione a firma Zito.

“L’interrogazione – spiegano i deputati – prende le mosse da uno studio commissionato proprio dal gruppo M5S all’Ars (visionabile qui) sulla qualità dell’aria nei siti siciliani dove insistono attività industriali e le ricadute sulla salute dei cittadini che vivono nelle aree limitrofe a quelle considerate a rischio. Sul sito del Ministero dell’Ambiente, nella sezione destinata alla pubblicazione dei documenti che attestano l’attuazione dell’AIA, manca molta documentazione, come i verbali e le relazioni relative alle ispezioni AIA da parte dei gruppi ispettivi formati da Ispra e dalle rispettive agenzie regionali Arpa o le relazioni annuali dei gestori con gli allegati relativi alla marcia impianti. I casi più eclatanti riguardano gli impianti delle raffinerie di Augusta, Gela e Priolo Gargallo. In questi casi la documentazione è completamente assente salvo quella relativa agli anni 2015 e antecedenti; per l’anno 2016 non si dispone di documenti che possano dare una chiara lettura delle emissioni dichiarate dai gestori degli impianti e in merito a quello che i gruppi ispettivi hanno riscontrato”.

“Cosa hanno da nascondere – sottolinea Giancarlo Cancelleri – Regione Siciliana e Ministero dell’Ambiente? Il nostro studio cerca di accendere i riflettori sulla presenza di inquinanti considerati cancerogeni, come le diossine, il mercurio, il piombo, l’arsenico, considerati, per la loro elevata pericolosità, indicatori della potenziale compromissione ambientale. Tali emissioni, cosiddette microinquinanti, non di rado sfuggono alle rilevazioni delle centraline urbane di monitoraggio, solitamente tarate per registrare nell’aria circostante solo i macroinquinanti e possono essere monitorate solo con attrezzature più specifiche per le quali quindi servono maggiori risorse”. “Per queste ragioni – conclude Stefano Zito – occorre che la Regione Siciliana preveda lo stanziamento di idonee risorse finanziarie, anche per la prevenzione e cura delle patologie nelle aree industriali così come previsto dalla legge regionale 5 del 2009”. Chiama in causa il Governo Italiano la portavoce M5S Maria Marzana: “Sono intollerabili – spiega Marzana – i ritardi e i vuoti normativi dinnanzi ai rischi per la salute dei cittadini. Il Governo nazionale non ha ancora provveduto a creare nelle zone industriali una rete di monitoraggio di rilevazione continua di inquinanti nell’aria, né ha integrato l’elenco delle emissioni inquinanti con quelle odorigene, dannose sia dal punto di vista fisico che morale. Occorre – conclude – che riveda le proprie priorità.”.

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