Stabilità. Perrone (FI): “manovra controversa, aumenteranno imposte. Inaccettabili i tagli agli enti locali”

Bari, 16 ottobre 2014 – “Alla luce del voto sulla legge di stabilità è indispensabile una riflessione sugli indirizzi quantomeno dubbi a cui questo governo sta orientando la sua azione politica“. Lo dichiara in una nota il senatore Luigi Perrone, coordinatore provinciale Forza Italia Bari.
Intanto, il passaggio a ostacoli della risoluzione di maggioranza alla variazione al Def – prosegue Perrone – dimostra con tutta evidenza la risicata agibilità politica della squadra di governo di Matteo Renzi, che ha ottenuto il sì con appena il numero minimo dei voti necessari e per puro incastro di casualità fra i senatori presenti in Aula“.
C’è poi da considerare – aggiunge il senatore Perrone – con molta serietà le tante criticità che emergono dalla finanziaria. La manovra di Renzi ha un’entità complessiva di 36 miliardi, ricavati per lo più aumentando il deficit per il 2015. Praticamente, un finanziamento al debito pubblico. Il valore della manovra per altro è lievitato rispetto ai 23 miliardi riferiti nei giorni scorsi. Tutte le operazioni, certamente, possono apparire positive, perché destinate a ridurre il peso del fisco. Ma è fondamentale passi chiaramente il messaggio che Renzi non fa il prestigiatore e non può tagliare da una parte senza avere coperture finanziarie dall’altra. In poche parole, le sue riforme hanno un costo ed è un costo ingente: la riduzione Irap vale 5 miliardi, mentre la stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro vale circa 9,5 miliardi. Così, per garantire il bonus e gli sgravi fiscali al lavoro, di cui fa sfoggio il presidente Renzi come stendardo del suo “governo del fare”, in realtà si è reso necessario aumentare indiscriminatamente i tagli della spending review per l’anno prossimo, per cercare di incassare fino a 15 miliardi. Di cui, ed è questa la cosa più grave, 7 miliardi dovrebbero essere recuperati a carico di Regioni, Comuni e Province. Tradotto: il governo paventa la messa in campo di riforme strutturali ma, di fatto, lo fa tagliando le risorse agli enti strategici. Ciò è inaccettabile perché il corollario immediato e naturale di questa manovra sarà l’inevitabile aumento delle imposte locali. Il margine di crescita delle già piegate e provate economie locali, per il prossimo anno, in queste condizioni, sarebbe praticamente pari allo zero. Senza considerare, poi, che metà dei tagli alla spesa regionale, a quanto emerso da Palazzo Chigi, dovrebbero andare ad interessare ambiti strategici come la sanità. Pensiamo soltanto ai danni che deriverebbero dalla rimodulazione dell’entità delle risorse stabilite col “Patto per la salute” fra Governo e Regioni, che riaprirebbe una lunga fase di conflittualità istituzionale ed incertezza gestionale bloccando, di fatto, in fase di stallo la ripresa e lo sviluppo delle realtà regionali“.
Il presidente del consiglio Renzi -conclude Perrone – dovrebbe ravvedersi e comprendere che l’esigenza di mettere in campo solide riforme che siano funzionali ad una reale ripresa della nazione, deve necessariamente andare di pari passo con una progettualità seria e credibile che passi ad esempio attraverso un miglior uso dei fondi strutturali europei e un incentivo ai finanziamenti. Imprescindibile prerogativa, è che qualsivoglia manovra finanziaria non può permettersi di penalizzare alcuna entità amministrativa e, men che meno, ledere in alcun modo quel tessuto economico, imprenditoriale, commerciale e sociale, fondamentale al sistema Paese, che sono le Regioni, i Comuni e le Province“.

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