Vittoria. Aiello: “Le due facce della crisi”. Riceviamo e pubblichiamo

VITTORIA – Riceviamo e pubblichiamo una lettera pervenuta in redazione a firma di Francesco Aiello:

Non dimenticatelo: la crisi ha due facce, come la Luna. Una faccia e’ visibile e sono le importazioni senza regole volute dai Governi nazionali e dall’Europa, che esporta tecnologie e capitali in Africa e trascina in Europa i prodotti agricoli provenienti dalle aziende multinazionali legate alla GDO.

L’altra faccia e’ quella, ugualmente determinante, delle illegalità nella filiera agroalimentare, forse piu’ importante della prima.

Questa faccia e’ sotto i nostri occhi, la vediamo e la tocchiamo impotenti, e da anni chiediamo interventi riparatori. Invece molti la vogliono nascondere, preferendo insistere sulla facile denuncia delle importazioni da tutti i Paesi del Mediterraneo, che sono reali e devastanti, ma non l’unica faccia della nostra crisi.

Questa faccia nascosta, negata e sconosciuta, e’ infatti l’illegalita’ della filiera agroalimentare in tutto il Paese, che è fortemente integrata con le strategie della Gdo.

Il rispetto rigoroso delle norme Ocm sulla commercializzazione dell’Ortofrutta rimane assai lontano dalle pratiche correnti e la tracciabilità certificata delle produzioni, obbligatoria per legge, rimane chiusa in un angolo della burocrazia ministeriale in Sicilia.

Questa faccia, coinvolge tutte le strutture commerciali di tutta la fascia costiera e sostiene il tentativo violento di trasformare il Mercato di Vittoria, che e’ un mercato agricolo alla produzione, in una piattaforma commerciale senza regole. Ci provano da anni. E sono in campo per stroncare qualunque resistenza, come la nostra.

Siamo orgogliosi e fieri di essere rimasti l’unica sponda democratica per combattere veramente la crisi agraria, dalla parte dei lavoratori, dei produttori, dei commissionari seri, dei commercianti tutti e di quelli esclusi dal mercato, dei consumatori che non possono consumare ciliegino posto in vendita sui banconi a 9 euro, senza populismi o estremismi di facciata, che sono sempre al servizio del padrone.

Il patto scellerato è quello di stravolgere definitivamente la natura del Mercato di Vittoria come Mercato agricolo alla produzione, di consentire ad alcuni operatori del mercato di rappresentare indiscriminatamente, essi stessi, ditte acquirenti nello stesso Mercato, di aprire il Mercato all’ingresso di prodotti agricoli da tutto il Mediterraneo, di consentire la compravendita tra un box e l’atro e la reimmissione immediata dei prodotti acquistati nel circuito di vendita del mercato, di continuare con la doppia fatturazione, di continuare a dare spazio anomalo al percorso degli imballaggi, di modellare la mercuriale sulle dichiarazioni rese in maniera estemporanea e non sulle fatture di acquisto del prodotto, di patrocinare Consorzi oscuri e assurdi che attivano la vendita di prodotti in imballaggi particolari, o di assecondare passivamente la pattuglia di testa dei commissionari commercianti che vendono per conto proprio, senza però mettere in discussione il regime commissionario del mercato e della provvigione, di consentire a trasformatori, già commissionari, di acquistare da se stessi ciliegino a 10 centesimi, per convogliarlo nella loro industria, per altro, anche in questo senso, senza alcuna garanzia di tracciabilità certificata.

Questa linea porta alla rovina. E cio’ non puo’ non interessare coloro che lavorano da generazioni in campagna e vogliono viverci dignitosamente, i commissionari o commercianti onesti, i trasportatori e gli addetti al settore, che vogliono lavorare senza approfittare l’uno dell’altro.

La faccia nascosta della crisi è fatta anche di queste cose. Guai a seguire solo quello di cui ci parlano astutamente tutti, che è visibile e chiaro. Ma la forza della loro speculazione è talmente grande che sono capaci di adattarsi per sopravvivere. Uccidendo ogni azienda se necessario. Questo stanno consentendo, per mero calcolo, i Nicosia. La politica al servizio della degenerazione sociale. E non sono i soli. A quella fonte in tanti si abbeverano.

Francesco Aiello

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