Vittoria. Dieli su virosi nelle aziende agricole. Riceviamo e pubblichiamo

VITTORIA – La passata stagione agricola si è conclusa “amaramente” per le nostre aziende registrando, ancora una volta, non poche difficoltà soprattutto nella fase della commercializzazione. Oggi, invece, nonostante i buoni auspici, le prime difficoltà si stanno annotano anche nella fase della produzione a causa di un nuovo virus (New Delhi) che sta danneggiando inesorabilmente il prodotto rendendolo assolutamente non commerciabile. Si tratta di un nuovo batterio che a causa delle temperature alte si diffonde attaccando quasi tutta la nostra produzione sia in campo aperto che in serra. Pare che il maledetto virus sia molto resistente ai già conosciuti prodotti chimici, quindi, si brancola nel buio in termini di lotta al parassita. Si dice, ancora, che tale virus sia già conosciuto in altre parti d’Europa. Cosa si aspetta a confrontarsi con chi ha già vissuto questa esperienza? Perché non promuovere un tavolo europeo per prevenire le malattie batteriologiche sugli ortaggi o su quant’altro?
L’avvento di questa nuova e drammatica epidemia ha suscitato non poco interesse fra gli addetti alla politica. Visibilità dovuta in prossimità delle elezioni?? Eppure, da anni, nulla si muove in direzione della prevenzione alle malattie o altro. Si parla tanto di interventi della politica a sostegno del comparto colpito da questa “pandemia” dimenticando che la lotta alle malattie va fatta con un’attività di prevenzione a monte. Le istituzioni devono provvedere con fondi pubblici a finanziare una forte ed efficace attività di ricerca per prevenire queste calamità. È necessario che tutta la nostra produzione vada tutelata con un’attività di prevenzione costante. Informazione, formazione e ricerca. Queste dovrebbero essere le stelle polari. Solo così possiamo prevenire e/o ridurre gli effetti devastanti di nuove malattie che danneggiano la nostra produzione e affossano le aziende. Le istituzioni dovrebbero comprendere che la nostra agricoltura può competere con le altre realtà solo in termini di qualità e il propagarsi di una nuovo batterio, sappiamo bene, che compromette seriamente la qualità del nostro prodotto. Pare, altresì, che sia siano mossi anche l’Ufficio Fitosanitario Regionale e l’Ispettorato all’Agricoltura per un’opera di informazione per contrastare il virus. Tardiva!!!! Ma considerato che la pandemia si era già presentata in Spagna, non sarebbe stato più utile che tale iniziativa fosse stata attivata in via preventiva???? E’ assurdo che per tali epidemie, pur conoscendone l’esistenza, non vengano anticipatamente promossi gli opportuni rimedi!!!! La questione sembra quasi da inquadrare fra le c.d. “disgrazie annunciate”. Purtroppo, pare, che i nostri produttori siano dei “predestinati”.
Ieri sera, presso i locali dell’Orchidea, a Comiso, è stato organizzato da una ditta di agro-farmaci, un interessante convegno per affrontare il tema attuale della lotta a questo nuovo parassita. Mi dispiace registrare una risicata presenza di produttori; pare, che l’iniziativa sia stata poco pubblicizzata. Tali iniziative, invece, andrebbero promosse non solo da aziende private ma anche dalle istituzioni come attività di informazione/formazione continua per aiutare i produttori a prevenire queste epidemie che portano alla rovina le nostre aziende agricole. Il nostro appello è rivolto alla politica che ha il dovere di intervenire con fondi anche straordinari per informare immediatamente i produttori su come intervenire efficacemente per combattere il diffondersi di questo nuovo virus. Anche e soprattutto le associazioni di categoria sono chiamate a fare la loro parte. Su questo terreno dobbiamo registrare i continui ritardi accumulati dalla politica e dalle associazioni di categoria in termini di prevenzione e di ricerca. La diffusione di questo virus sta preoccupando non poco i nostri produttori che si vedono costretti, loro malgrado, ad estirpare le piantine “colpite” e a ripiantarne nuovamente altre, con un aggravio dei costi esorbitante. Questo, non solo comporterà un aumento dei costi di produzione, difficilmente da sostenere, ma temiamo abbia anche una ricaduta negativa nella fase della commercializzazione che vedrà quasi tutte le nostre produzioni concentrarsi in uno stesso periodo.
Intanto, sarebbe necessario chiedere alla Regione Siciliana cosa intende fare con il Centro di ricerca di Contrada Perciata. L’attività di monitoraggio e di ricerca continua del Centro non solo aiuterebbe ad abbassare i costi di produzione ma diventerebbe strategica per prevenire e combattere il propagarsi di nuovi virus. Altra richiesta da promuovere alle Istituzioni regionali è capire che fine ha fatto l’applicazione ed il rispetto dell’art. 7 dell’accordo euro-marocchino, in merito all’applicazione delle norme di salvaguardia per i prodotti esteri che vengono immessi nel mercato europeo, più volte tirato in ballo dai numerosi esponenti politici che si sono avvicendati a Vittoria in occasione delle manifestazioni contro la crisi agricola.
È chiaro che la politica da sola non può sollevare le sorti delle nostre aziende ma ha il dovere di intervenire per correggere alcune “alterazioni” che stanno danneggiando le nostre aziende. Mi riferisco non solo alla lotta al dumping e alla concorrenza sleale, ma anche, come in questo caso, al controllo in entrata dei prodotti stranieri in Italia che senza controlli doganali potrebbero veicolare potenziali problemi di infezioni alle nostre produzioni, quindi, non solo il danno ma anche la beffa!!!

Nello Dieli

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