20 Novembre 2020

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Ragusa. “Covid disservizi e “guerra tra poveri”.

3 min read

Ragusa 16 novembre 2020
La pandemia che attualmente “domina” il mondo, oltre a generare malati, disseminare dolore per le persone che non ce la fanno, crea contestualmente, una guerra tra poveri.
La guerra riguarda due categorie di lavoratori entrambe ad altissimo rischio di contagio, ma sempre e comunque in prima linea, su cui non ci sono le giuste attenzioni. Ciò non per disservizi, strafottenza o mancanza di volontà, ma solo ed esclusivamente perché chi dovrebbe ergersi a garante nei confronti di questi lavoratori, per motivazioni non chiare, non interviene adeguatamente.
A questo punto capita spesso che, appartenenti alle forze dell’ordine di ogni ordine e grado, in provincia ce ne sono tanti accomunati dalla stessa situazione, consapevoli che gli organici delle forze cui appartengono sono inadeguati, lottano contro la burocrazia, per potere ottenere i controlli, che possano decretare la fine di una quarantena e tornare in servizio per aiutare i colleghi.
Succede altresì, che chi dovrebbe effettuare i controlli sanitari, anche questi sottodimensionati rispetto alle esigenze normali, a maggior ragione adesso, non possono garantire questi controlli tanto richiesti dagli “altri”.
Potrei elencare almeno 35 casi che riguardano le categorie sin qui descritte, ma ne riporto solo uno che equivale quasi del tutto agli altri. Ovviamente scriverò nomi non reali, per garantire la riservatezza di cui casi come questi necessitano.

“Benedetta, congiunta di un rappresentante delle forze dell’ordine, è risultata positiva a seguito di test rapido effettuato dal proprio medico curante sin dal 27 ottobre.
È stata immediatamente posta in isolamento unitamente al proprio nucleo familiare, con procedura attivata nel rispetto dei protocolli e con l’inserimento in piattaforma.
È stata contattata successivamente da personale Asp (giorno 29 ottobre) che le ha comunicato di presentarsi l’indomani presso un presidio ospedaliero della provincia, per sottoporsi a tampone molecolare.
Nella circostanza, è stata rappresentata la sintomatologia e lo stato attuale di salute della stessa al fine di prediligere un accertamento sanitario a domicilio, non condiviso però dai sanitari, inoltre, non sono stati tracciati i possibili contatti stretti e nessuna indicazione è stata indicata circa i protocolli e le precauzioni da seguire, né tantomeno sono state fornite informazioni per i componenti del nucleo familiare.
La conversazione si è conclusa con le rassicurazioni da parte dell’addetto dell’Asp che si impegnava a ricontattare la signora, non appena il tampone sarebbe stato processato, in modo da delineare, nel caso di riscontro positivo, i protocolli sanitari da intraprendere sia per lei che per il restante nucleo familiare.
Dopo l’esito positivo del tampone del 30 ottobre, Benedetta, contattata dal proprio medico di famiglia riceveva la notizia del suo stato di positiva al Covid.
Ad oggi, 16 novembre, nessun contatto da parte del personale Asp per fornire indicazioni alla signora e ai suoi familiari, nel frattempo, coloro i quali avevano avuto contatti con la famiglia, n9n sono stati avvisati, mentre il marito, rimane a casa in attesa di disposizioni.
Non sono state fissate ancora le date in cui questo ultimo dovrà effettuare gli accertamenti, il primo, nonostante i vari solleciti e tutto rimane bla bla bla…
Le uniche indicazioni e raccomandazioni sono quelle fornite dal medico di base, in relazione alle proprie competenze e ai propri “limiti”, non essendo di fatto, purtroppo, in condizioni di interfacciarsi con l’Asp.

Tutto ciò non vuole apparire come sterile polemica tra “poveri” ma un forte richiamo nei confronti di chi ha l’obbligo di intervenire e alleviare i disagi prodotti certamente da disservizi non voluti, ma da carenze di personale e assenza di dialogo tra organi istituzionali. Inoltre, questi comportamenti determinano una crescita esponenziale dei contagi in tutta la provincia, inutile quindi chiedersi perché tutte queste persone positive.
Auspichiamo che questa storia possa essere intesa quale stimolo per sollecitare gli interventi, potenziare gli uffici e accelerare i controlli dovuti per disposizioni ministeriali.

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