“Genitori iperprotettivi: insegnati in difficoltà”. Della psicologa Sabrina D’Amanti.

Un bravo insegnante è colui che, oltre ad avere buona competenza nella materia che insegna, ha competenza in ambito educativo e relazionale. La competenza in ambito relazionale consiste nella possibilità di comprendere il senso profondo delle dinamiche comportamentali che si sviluppano tra alunni, tra insegnante e alunni e tra insegnate e gruppo classe, come si può ben capire si tratta di competenze di tipo psicologico. Su questo aspetto devo dire che la possibilità di trovare riscontro negli insegnanti italiani non è molto alta, non per loro pecche formative, ma perché purtroppo la Scuola Italiana, nella quale servirebbe una riforma seria mentre invece se ne realizzano di frequentissima ma inutili, non è attrezzata in tal senso ovvero non prevede una formazione che istruisca in modo SERIO gli insegnati sugli aspetti psicologici nei quali verranno a trovarsi coinvolti facendo questo lavoro. Sugli altri due aspetti quello “cognitivo”, cioè relativo al trasmettere le nozioni e conoscenze previste dalla propria materia, e quello educativo, cioè relativo all’aspetto disciplinare e all’apprendimento del rispetto delle regole e della buona educazione, ogni insegnate italiano è tenuto ad avere competenza. A volte le famiglie si lamentano di insegnati carenti nell’uno o nell’altro aspetto, cioè poco capaci a trasmettere la materia che insegnano, oppure poco capaci a tenere l’ordine in classe e a far rispettare le regole. In altri casi succede invece l’opposto: l’insegnate, pur operando correttamente, si trova a ricevere le lamentele della famiglia o perché “dà troppi compiti” o, ancora peggio, perché ha osato rimproverare il figlio/a. La pretesa sottostante, di questo tipo di genitori, è che il figlio venga assecondato su tutto compreso monellerie e maleducazione. Ecco come, in questo modo e in questi casi, si finisce per togliere alla Scuola uno dei due compiti importanti di cui si parlava prima, che invece dovrebbe avere e si dovrebbe pretendere che abbia, ovvero quello educativo. Il genitore che “difende” in questo modo il proprio figlio, gli fa un male incalcolabile. Lo fa crescere senza una guida educativa (cosa di preziosa importanza per un bambino) e quindi senza regole. Sicuramente non è da escludere che l’insegnate sbagli e se questo succede va segnalato, ma in tutti i casi in cui un insegnate rimprovera un bambino che si sta comportamento male, non soltanto sta facendo il suo dovere e sta svolgendo un buon servizio, ma cosa più importante sta dando la possibilità a quel bambino di crescere in modo sano. A tutti i genitori che si irritano all’idea che il proprio figlio (che spesso si comporta male anche con loro) venga rimproverato dall’insegnante, vorrei chiedere: ma ve lo immaginate un mondo fatto di adulti che non sono mai stati rimproverati da nessuno? Sarebbe un mondo di adulti che fanno quello che vogliono, infastidendo chiunque fino al punto di suscitare irritazioni e quindi violenti liti. Per concludere, il consiglio che mi sento di dare ai genitori iperprotettivi, che difendono a spada tratta i loro figli senza pensare alle conseguenze di ciò, è di approfondire serenamente in questi casi cosa è successo e di non scontrarsi con l’insegnate vedendola/o come un nemico. L’insegnate che si sentirà attaccata in questo modo potrebbe decidere (come in realtà spesso accade), da quel momento in poi, di non richiamare più vostro figlio, per nessuna cosa accade (nella sua testa dirà “Ma chi me lo fa fare?”). A quel punto vostro figlio perderà la possibilità di ricevere dalla Scuola importanti insegnamenti che gli serviranno per la vita.

 

 

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