La fobia sociale e suoi aspetti neurobiologici. Della dottoressa Veronica Sinatra

La timidezza, detta anche, al suo grado massimo di manifestazione, fobia sociale, è un tratto caratteriale sempre più epidemico e diffuso, in netta controtendenza rispetto ai valori sociali di brillantezza e estroversione (Ghezzani, 2009).

Comunemente denominata fobia sociale, secondo la definizione del   DSMIVTR, il disturbo di Ansia sociale è definito come la paura intensa e pervasiva di trovarsi in una particolare situazione sociale o di eseguire un tipo di prestazione che non sia a chi ne è affetto familiare, e da cui possa derivare la possibilità di giudizio altrui.  Si tratta di una condizione cronica che può manifestarsi prima di una circostanza sociale (in questo caso detta ansia sociale anticipatoria) durante e dopo di essa. L’ansia sociale ha superato la depressione fra i disturbi psicologici più frequentemente diagnosticati negli Stati Uniti. Molti dei problemi che producono ansia sociale si ritengono dovuti alle esperienze vissute difficili, come l’essere stati derisi a scuola, l’essere arrossiti davanti agli amici, il primo disagio vissuto al primo appuntamento sono esperienze che possono insegnare alla persona che alcune situazioni sociali possono essere pericolose. L’ansia sociale può avere origini genetiche e presentarsi frequentemente in membri della stessa famiglia. Gli autori di un nuovo studio credono di aver individuato, per la prima volta, un correlato neurale di questa vulnerabilità verso le situazioni sociali. When Zhon e colleghi hanno scansionato il cervello di diciannove donne, mentre erano esposte all’odore di due tipi di sudore dell’uomo, un profumo floreale, e uno steroide umano (e feromone putativo) androstadienone. Uno dei 2 tipi di sudore maschile era sessuale, l’altro era neutrale (prelevate dalle ascelle degli uomini che stavano guardando un film erotico o un documentario didattico). Alle donne non sono state comunicate le differenze tra i vari odori, né la loro origine.  Il sudore umano è stato già dimostrato, trasmette segnali sociali. Ad esempio, è stato provato che le persone possono descrivere lo stato emotivo di una persona semplicemente dall’odore e dal suo sudore.  I risultati chiave di questo nuovo studio sono che i 2 tipi di sudore, rispetto agli altri odori, hanno portato una maggiore attivazione della corteccia orbitofrontale nel cervello delle donne che hanno partecipato all’esperimento, ma che il livello di questa attivazione era molto variabile, a seconda della predisposizione all’ansia che le donne avevano dichiarato di avere. Tutti i soggetti studiati non soffrivano di disturbi psicologici gravi, ma coloro che soffrivano maggiormente di ansia sociale hanno mostrato una minore attivazione cerebrale, se esposte al sudore degli uomini.  È importante sottolineare che la maggior parte delle donne studiate non si rese conto che gli odori erano di esseri umani, e che gli odori non hanno avuto effetto sul loro stato d’animo o sul livello d’ansia provata al momento della prova.  Coerentemente con questo, i diversi odori non hanno influenzato in modo differente l’amigdala.

 Ciò che lo studio sembra mostrare è che i segnali sociali innescano una maggiore attività nella corteccia orbitofrontale rispetto agli odori non sociali, ma che il livello di quest’attività cambia da persona a persona.  I più ansiosi mostravano un minore livello di attivazione cerebrale di questa area. La corteccia orbitofrontale è fortemente interconnessa con l’amigdala, ed è coinvolta nel processo decisionale e in quella riguardante premi e punizioni.  Un altro studio di brain imaging ha rilevato che parlare in pubblico è associato a una maggiore attivazione dell’amigdala con attivazione ridotta nella corteccia orbitofrontale. Le persone con predisposizione all’ansia sociale, hanno una corteccia orbitofrontale che funziona in modo diverso da coloro che non hanno tale disposizione


Bibliografia

Ghezzani N. (2009). A viso aperto. Franco Angeli. Milano.

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*        Goleman D. (1996). Intelligenza emotiva. Rizzoli. Milano.

Goleman D. (1998). L’intelligenza del cuore. Rizzoli. Milano.

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