La paura di stare con gli altri.

Salvatore Stornello,  Acate (Rg).

È nella specie umana trovarsi in situazioni d’ansia e paura,  tali emozioni, infatti, sono presenti in tutti gli individui senza distinzione d’età. L’ansia, come afferma Bruni (2009) ,è un’emozione altamente protettiva dell’essere umano, ed è quella principale che attiva stati di tensione e manifestazioni somatiche come risposta ad un pericolo imminente.

L’ansia si divide in ansia di stato ed ansia di tratto: la prima si attiva quando si deve svolgere un compito, per esempio un esame all’università o un colloquio di lavoro,  ed è passeggera; la seconda invece è radicata nella personalità del soggetto ed è stabile.

Nello sperimentare l’ansia,  il soggetto,  attiva tre componenti: una fisiologica, come per esempio l’aumento del battito cardiaco o l’aumento di sudorazione, una cognitiva che riguarda la percezione del pericolo,  ed una comportamentale con la soluzione di attacco/fuga.

Come afferma Gagliardini (2008), ci sono casi in cui l’individuo è colto da fobia,  una paura irrazionale per determinate situazioni,  non necessariamente pericolose. In questo caso i soggetti,  pur consapevoli della totale assenza di pericolo,  preferiscono stare lontani da tali situazioni.

La fobia si divide in tre categorie: l’agorafobia,  la fobia specifica e la fobia sociale.  Con la prima si intende la paura degli spazi aperti;  con fobia specifica  si intende la paura all’esposizione situazioni particolari e specifiche come la paura di volare, dei ragni,  delle altezze,  degli spazi ristretti.

Per fobia sociale, invece, si intende una condizione cronica caratterizzata dalla paura eccessiva del rifiuto sociale e dell’essere esposti al giudizio degli altri (Bruni, 2009).

Il soggetto affetto da fobia sociale teme tutte le situazioni in cui potrebbe essere giudicato dagli altri come: parlare in pubblico,  incontrare sconosciuti,  lavorare insieme ad altri,  trovarsi in un gruppo, mangiare al ristorante (Bruni, 2009). Alcune caratteristiche psicologiche e somatiche includono una bassa valutazione di sé,  la tendenza di percepire gli altri come critici nei propri confronti,  fantasie negative, consapevolezza della propria variazione somatica,  come per esempio arrossire, sudare, tremare. (Nichols, 1974).

Bibliografia:

Bruni M. (2009). La fobia sociale. Armando Editore. Roma.

Gagliardini I. (2008). Paure e ansie a scuola. Giunti. Firenze.

Nichols k.A. (1974). Severe social anxiety.  In Liebowitz,  Gorman,  Fyer,  Klein.  (1985).

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