L’importanza delle carezze per vivere bene”. Di Sabrina D’Amanti

In questo articolo parlerò delle “carezze” e della rilevanza che esse hanno sul benessere psichico di una persona. Con il termine “carezza” mi riferisco non al significato ordinario che ha questa parola, ma a quello con cui viene usato in Analisi Transazionale (il modello di psicoterapia che io utilizzo). Per chi non lo sapesse, l’Analisi Transazionale è una forma di psicoterapia di derivazione psicoanalitica, nata a San Francisco alla fine degli anni degli anni ’50, ad opera di Eric Berne, suo fondatore. Berne definì “carezza” qualsiasi atto che implica il riconoscimento della presenza di un’altra persona, quindi, detta in questi termini, diventa carezza un saluto, un abbraccio, un complimento e persino un insulto (sono infatti tutti atti attraverso i quali qualcuno si rivolge a qualcun altro mostrando, in questo modo, di riconoscere che quella persona è presente). Le carezze quindi sono gli scambi interattivi che riceviamo o mettiamo in atto nei confronti delle persone e, come visto, possono essere sia positive che negative. Come detto, Berne introdusse il termine, fu però poi un altro importante autore appartenente alla mondo dell’Analisi Transazionale, Claude Steiner, ad apportare grandi contributi su quest’aspetto teorico. Egli introduce infatti il concetto di “economia delle carezze”. Attraverso questo concetto teorico Steiner ci mostra il modo in cui, ciascuno di noi utilizza le carezze e quindi il beneficio o meno che ne riesce a trarre. Partiamo intanto col dire che ogni persona ha un modo proprio di “filtrare” le carezze che riceve e quindi una propria “economia di carezze”. L’economia delle carezze, cioè la gestione delle carezze, dipende dal modo in cui una persona si comporta rispetto alle cinque regole che propone Steiner: 1. dai carezze quando ne hai da dare; 2. chiedi carezze quando ne hai bisogno; 3. accetta carezze se le vuoi; 4. rifiuta carezze se non le vuoi; 5. dai carezze a te stesso. Per stare bene occorre che queste cinque regole vengano applicate in modo appropriato. Quel che nei fatti accade però, spesso, è altro. Può per esempio succedere che vengano respinte carezze positive e accettate carezze negative, può cioè accadere che si respinga un complimento (credendo di non meritarlo, mentre invece è meritato) e che si accetti una critica negativa infondata (perché interiormente si è convinti di meritare quell’apprezzamento negativo), l’effetto sulla psiche è il seguente: non si gode degli effetti benefici che può avere sull’autostima il complimento, mentre al contrario si soffre per un apprezzamento negativo non meritato ma a cui si dà credito. Tutto questo accade perché generalmente si tende a far passare le carezze che sono in linea con il nostro “copione” (altro importante concetto appartenente all’Analisi Transazionale, consiste in un piano di vita inconscio elaborato inconsapevolmente dal soggetto quando era piccolo, è un tema affascinate ma ampio, per una descrizione dettagliata si rimanda ad altri approfondimenti) e a tener fuori quelle che non lo sono. Modificare il proprio modo copionale di usare le carezze apporta grande benessere; per tale ragione nel corso del lavoro di analisi a volte può risultare utile fare approfondimenti in questo ambito e realizzare i cambiamenti di cui si è detto. Per rendere meglio comprensibile la teoria dell’economia delle carezze Steiner propose la “favola dei coldomorbidi” (chi lo desidera può trovarla su internet). La favola narra di un tempo lontano in cui la gente si scambiava liberamente “carezze” e affettuosità, finché, qualcosa accadde, e non fu più così. Il significato di questo racconto è metaforico, esso descrive la difficoltà della gente ad essere autentica e ad esternare sentimenti positivi e quanto invece, nella vita di ognuno, siano importanti le carezze positive per vivere felici e sereni.

 

 

 

 

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