10 luglio 1943. La guerra ad Acate

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Nel luglio del 1943 la Sicilia fu al centro, suo malgrado, di un avvenimento epocale che avrebbe provocato una svolta decisiva nel corso del secondo conflitto mondiale. Già dal mese di maggio, dopo la caduta della Tunisia, si era diffusa nel Comando italiano dell’isola la consapevolezza di trovarsi esposti all’offesa nemica. Infatti già dal gennaio del 1943 gli Alleati stavano mettendo a punto un piano d’invasione dell’Italia. Il piano venne denominato “Operazione Husky”; la data e l’ora per lo sbarco venne fissata per il 10 luglio alle ore 02.45. La notte tra il 9 ed il 10 luglio del 1943, gli angloamericani iniziarono le operazioni per l’invasione della Sicilia effettuando un nutrito lancio di paracadutisti in tutta la zona costiera. Subito dopo la flotta sbarcava ben tre divisioni nel tratto di costa che va da Licata a Santa Croce Camerina. La reazione dei Comandi italiani fu immediata, ma tutti i primi contrattacchi furono respinti dagli americani.
Ad Acate quella notte un civile si recò presso il Convento dei Padri Cappuccini, dove erano dislocati i soldati del Nucleo Anti Paracadutisti (NAP) n. 457, per avvisarli che le campagne vicino alla contrada “Canale”, erano piene di paracadutisti americani. Il Tenente Orazio Dauccia, reduce dalla campagna di Russia, comandante del NAP, apprese queste notizie e fedele al suo giuramento, si mise alla testa dei suoi uomini e all’alba partì, accompagnato dal civile che lo aveva avvisato, in direzione della contrada Canale. Qui però, nascosti dietro i muretti a secco, lo aspettavano i paracadutisti americani che gli tesero un’imboscata. Nello scontro a fuoco il Ten. Dauccia morì sul colpo, colpito alla testa, assieme al Sergente Currò, mentre il Caporale Galletta morì dopo una lunga agonia per le ferite riportate all’addome; nell’occasione venne ferito al braccio anche il civile che li accompagnava. Il Tenente Dauccia venne sepolto nella fossa comune presso il cimitero di Acate, e solo verso la fine della guerra, a seguito dell’interessamento di una famiglia acatese che aveva comunicato l’accaduto ai familiari del Tenente, il corpo fu recuperato dalla sua famiglia e trasferito presso il cimitero di Barcellona Pozzo di Gotto, suo paese di origine dove trovasi tuttora. Degli altri soldati morti in questa azione non si hanno notizie certe circa la loro sepoltura; presumibilmente i loro resti riposano ancora nell’ossario del cimitero comunale .
Intanto per tutto il 10 e l’11 luglio si susseguirono aspri i combattimenti in tutta la zona costiera della provincia e soprattutto nella piana di Gela; le perdite delle truppe italo-tedesche furono notevoli. La Div. Livorno era stata quasi completamente distrutta, le unità della XVIII Brigata e della 206^ Divisione costiera erano state sopraffatte, e gli americani avevano già occupato Scoglitti, Vittoria, Comiso, Marina di Ragusa e Ragusa.
Il 12 luglio quindi la Divisione tedesca Goering continuava la ritirata da Gela verso Caltagirone, combattendo lungo la valle del fiume Dirillo, fino ad arrivare alle porte di Acate. Proprio quel giorno ad Acate si accesero aspri combattimenti tra i tedeschi e gli americani che nel frattempo sopraggiungevano anche da Vittoria. I tedeschi piazzarono quindi un carro armato Tigre ai “Quattro Canti”, punto d’incrocio della strada proveniente da Gela e da Vittoria. Questo carro, unitamente ad alcuni soldati tedeschi tennero in scacco gli americani, avanzanti sia dalla strada statale 115 che da Vittoria, per diverse ore. Gli Americani allora piazzarono la loro artiglieria su Monte Calvo, a metà strada tra Acate e Vittoria, ed iniziarono a bombardare il paese. I tedeschi, non riuscendo ad arrestare l’avanzata delle truppe americane, piazzarono il Tigre al centro dei Quattro Canti, gli versarono sopra della benzina dandogli fuoco. Le fiamme facevano esplodere le bombe contenute nella santa barbara del carro armato, dando l’impressione che all’interno del paese ci fosse ancora una nutrita schiera di difensori tedeschi. Gli americani continuarono quindi a bombardare il paese, causando ulteriori vittime tra la popolazione civile. Alcuni cittadini, per porre fine al bombardamento andarono incontro agli Americani dicendo loro di smettere di bombardare il paese, spiegandogli che i tedeschi si erano quasi del tutto ritirati. Entrati ad Acate gli americani incontrarono ancora resistenza da parte di una sparuta retroguardia tedesca, infatti alcuni testimoni raccontano di scontri a fuoco avvenuti nei pressi della chiesa del Carmelo, in Piazza Libertà e nei sobborghi sul lato di Vittoria. Occupata Acate, gli Americani continuarono l’inseguimento dei soldati tedeschi ed italiani sulla strada verso Santo Pietro. I tedeschi, con l’aiuto di soldati del genio guastatori italiani, per rallentarli fecero saltare in aria il ponte sul fiume Dirillo, ma gli americani grazie ai bulldozer che avevano al seguito, riuscirono comunque a passare ed a continuare l’inseguimento, fino ad arrivare a conquistare dopo altri due giorni di combattimenti anche l’aeroporto di Santo Pietro, il 14 luglio 1943.

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