10 luglio 1943. Le ultime ore del Caposaldo di Case Camemi

Salvatore Marino
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Ho trascorso gli spensierati anni della gioventù in contrada Camemi, bellissima zona alle porte di Marina di Ragusa, lungo la strada provinciale 25, dove il paesaggio naturale, costituito da una sterminata serie di carrubi secolari e da una ragnatela di muri a secco, non è stato ancora travolto dall’edificazione selvaggia. La zona, che sorge su un’altura da cui si gode un panorama affascinante sul mare blu del Canale di Sicilia e che spazia fino al golfo di Gela, nelle limpide giornate estive, consente di ammirare in lontananza anche l’isola di Malta. Proprio per questo motivo, negli anni ’40 del secolo scorso, fu scelta per la costruzione delle casematte, postazioni militari per mitragliatrice, in cemento armato, con compiti di vigilanza antisbarco. Insieme ai bambini di trent’anni fa mi chiedevo cosa fossero queste strane strutture a forma di cupola, rivestite di pietre e con le feritoie. Le osservavamo incuriositi ed allo stesso tempo affascinati per l’alone di mistero che le circondava per via dell’assenza di risposte da parte degli adulti alla nostra curiosità. Ingenuamente animati dai continui ritrovamenti di ogive e bossoli che, puntualmente, venivano alla luce al termine di ogni pioggia dal suolo sterrato della mulattiera adiacente alla casamatta, ai nostri occhi di bambini quelle costruzioni apparivano come fortezze inespugnabili. Nei caldi pomeriggi d’estate, sovente, ci soffermavamo all’ombra del grande carrubo che sovrastava la casamatta più facilmente accessibile e che era diventata meta dei nostri giochi. Il tempo trascorreva, con esso giunse l’età adulta e, finalmente, seppi a cosa realmente servivano quelle costruzioni. Come tanti, ero erroneamente convinto che la seconda guerra mondiale non avesse interessato il territorio ragusano, fino a quando ebbi il piacere di leggere il libro “Quel caldo luglio del 1943 – Lo sbarco degli Alleati sulla costa Iblea”, del Prof. Giuseppe Micciché. Grazie a questo testo, ho conosciuto  una vicenda bellica che aveva interessato proprio la mia amata contrada Camemi. Appresi che a Camemi erano di stanza 15 soldati italiani comandati dal Ten. Giunio Sella, che costituivano il “Caposaldo di Case Camemi”. Che sensazione strana, mi sentii gelare il sangue venendo a conoscenza che le casematte dove giocavo da bambino erano silenziose testimoni di morte, di sacrificio, di vite tragicamente spezzate dall’assurda crudeltà della guerra! Fu proprio allora che decisi di doverne sapere di più. Un pomeriggio mio padre mi fece notare alcuni segni sulle pietre che rivestono tuttora le pareti esterne della casamatta dove giocavo da bambino: erano le scheggiature provocate dai proiettili. Da qui la mia appassionata ed impegnativa ricerca che mi ha portato a rintracciare persone che, all’epoca ragazzini, abitanti delle fattorie del luogo, avevano vissuto quei tragici giorni. Da uno di questi anziani signori, mentre per il doloroso ricordo una lacrima gli solcava il viso, ho saputo che uno dei soldati Caduti a Camemi era stato seppellito sul posto, in un orto. Continuando nella mia ricerca, ascoltando le testimonianze di altre persone, sono riuscito a risalire al nome di chi era stato sepolto dalla gente del posto sul campo di battaglia: era il Tenente Sella indicato nel libro del Prof. Micciché. Per non dilungarmi oltre riporterò, molto sinteticamente, la storia che ho ricostruito e che fino a pochi anni fa era nota soltanto a chi l’aveva vissuta: un contingente di quindici soldati, al comando del Tenente Giunio Sella, della 511^ Compagnia Mitraglieri da Posizione, costituiva la guarnigione del Caposaldo di Case Camemi. Il reparto aveva compiti di sorveglianza antisbarco nelle casematte di quella contrada. Durante la notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 numerosi paracadutisti U.S.A. sferrarono l’attacco ai militari italiani del “Posto di Blocco 452”, istituito all’intersezione tra le strade provinciali Ragusa – Marina di Ragusa e Santa Croce Camerina – Scicli, delle casematte e della sede del comando, allestito in una vicina abitazione rurale. Aspri furono i combattimenti e la mattina seguente tutte le postazioni della zona furono sopraffatte dalla preponderanza delle forze nemiche. Il presidio di Case Camemi cadde insieme al suo comandante alle ore 8, dopo aver eroicamente contrastato il passo al nemico. Il Tenente, appostatosi ad una finestra al primo piano di un vicino edificio per rendersi conto della consistenza dei reparti nemici, notata la presenza dei paracadutisti nei dintorni, si affaccio da una finestra intimando l’altolà, ma questi spararono colpendolo al petto. L’Ufficiale morì poco dopo, innanzi agli occhi esterrefatti degli abitanti di quella casa, tra i quali anche alcuni bambini, tutti ormai affezionati a quel giovane proveniente dal lontano Piemonte. Le campagne erano ricoperte da un immenso tappeto di paracadute lasciati dai soldati americani e non era difficile imbattersi in resti di soldati dilaniati dalle esplosioni. I cadaveri rimasero abbandonati sul suolo per alcuni giorni. Merita di essere citato un episodio che testimonia l’innata bontà della gente del posto, la quale avvolse la salma del Tenente in un lenzuolo e la seppellì in un campo lì vicino, ai piedi di un muro a secco, ove collocò una lapide ricavata da una pietra. Da qui la mia idea di collocare una lapide sulla casamatta all’interno del villaggio Camemi, eletta a simbolo degli eventi, tra le pietre del rivestimento che ancora oggi mostrano le scheggiature provocate dai proiettili durante la violenta battaglia, per ricordare il sacrificio del Tenente Sella (Medaglia d’Argento al Valore Militare) e dei Soldati del Caposaldo di Case Camemi. Ho proposto questo mio progetto ed i risultati delle ricerche all’allora Sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, che, grazie alla sua sensibilità, ha subito condiviso l’iniziativa. Con l’aiuto dell’Amministrazione Comunale e di tanti abitanti di Camemi ho provveduto al recupero della casamatta, da decenni ridotta ad una discarica; insieme al Prof. Micciché, che nel frattempo ho avuto l’onore di conoscere, ho scritto il testo che é stato inciso sulla lapide: “Alla memoria del Tenente Giunio Sella e dei Soldati del Caposaldo di Case Camemi, che il 10 luglio 1943 immolarono la vita in questi luoghi per la difesa del patrio suolo”. Il 27 novembre 2010, alla presenza delle massime autorità provinciali, dei discendenti del Tenente Sella, dell’illustre Professore Giuseppe Micciché e del Dottore Giovanni Iacono, referente provinciale dell’Associazione Culturale Lamba  Doria, della quale da qualche anno mi pregio di far parte, si è svolta la cerimonia di scopertura della lapide sulla casamatta.
Quanta emozione suscita oggi vedere il Tricolore che per sempre sventolerà sul pennone del monumento di Camemi!!
La mia attività di ricerca, che condivido con i membri dell’Associazione Lamba Doria, continua con incessante entusiasmo e con la consapevolezza che il nostro territorio, in riferimento agli avvenimenti bellici,  ha ancora tanto da raccontare.

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