La conquista della Patria e il medioevo ungherese – Parte prima

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L’imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito (919 – 959), zelante storiografo, racconta  che i magiari vissero per tre anni nella regione di Levedia in qualità di sudditi o d’alleati dei Cazari (vedi nota 1). Questo territorio è stato individuato da alcuni studiosi dell’antica storia magiara nella regione compresa tra i fiumi Don e Donec e il Mar d’Azov. Prese il nome da un loro capo: Levedi.
Questa tesi non trova d’accordo molti storici i quali sostengono, con il conforto dei risultati di importanti ricerche, che i due popoli ebbero contatti reciproci per 200-300 anni prima della partenza degli Ungheresi dalla Magna Hungaria (vedi nota 2) verso il sud –ovest, che si suppone sia avvenuta non prima dell’inizio dell’ VIII secolo. Nella regione di Levedia gli ungheresi fecero un passo decisivo verso la vita sedentaria, scrollandosi di dosso quel nomadismo che li aveva accompagnati. Sotto l’influenza Alanica conobbero l’agricoltura, l’orticoltura, la viticoltura e l’allevamento del bestiame. Appresero, inoltre, l’arte della fabbricazione della sciabola. Nelle vicine colonie bizantine (Cherson, Karkh, Kerch) i magiari commerciarono sia con i mercanti greci, scambiando i prigionieri slavi da loro catturati con stoffe e oggetti in argento, sia con mercanti persiani scambiando pelli e monete con armi e bardature. Furono, senz’altro, le prospettive di un facile e rapido arricchimento derivante dal fruttuoso commercio e la momentanea sicurezza dalle aggressioni dei popoli vicini ad indirizzare i Magiari verso la vita sedentaria e un’organizzazione statuale di tipo monarchico.
Alla fine dell’epoca levediana della magiarità, sfide interne ed esterne minarono la stabilità governativa del Kaganato khasaro (vedi nota 3), soprattutto ad opera di un nuovo popolo turco: i Peceneghi (vedi nota 4). I magiari consapevoli del nuovo pericolo decisero di spingersi verso occidente, accompagnati da frammenti di popoli dell’impero  khasaro che presero il nome di Khabari o magiari neri, ed erano raggruppati in tre tribù. Durante il viaggio di migrazione essi si fermarono nell’Etzelköz (vedi nota 5) ai piedi dei Carpazi, lungo le acque del Dniester, del Dnieper, del Bug e del Seret. In questo territorio i magiari vissero in contatto coi popoli slavi, di cui alcuni divennero loro tributari. Si fermarono per una o due generazioni e poi, forse a causa di un nuovo attacco dei Peceneghi, ripresero il cammino.
Nel 819 nacque Álmos, antenato della casata degli Árpád. Una leggenda narra che era venuto al mondo secondo i migliori auspici: a sua madre, incinta, apparve nel sogno una visione divina sotto l’aspetto di un Turul (vedi nota 6) che, posatosi sopra di lei, la fecondò.
Álmos, cresciuto,  divenne il capo religioso delle sette tribù che costituivano la comunità nomade magiara, mentre il figlio Árpád ne era il capo militare. Alcune cronache raccontano che egli fu eletto con una cerimonia durante la quale fu alzato in alto unendo gli scudi.
Avide e in cerca di terre migliori le genti della steppa si riversarono da oriente verso l’occidente. A mano a mano che si spostarono verso occidente, trovando terre fertili e buoni pascoli, subirono ancora un cambiamento trasformandosi, una parte di essi, da guerrieri in contadini. Una parte preferì non rinunciare alla vita vagabonda, libertina, bellicosa del soldato nomade sempre in cerca di bottini, di schiavi, di oro e argento.
Nell’anno 895 le sette tribù magiare Nyék, Megyer, Kürtgyarmat, Tarján, Jenő, Kér e Keszi, insieme alle tre tribù di Khabari/Cabari (vedi nota 7) (Magiari Neri), guidate dal condottiero Árpád, fecero la loro comparsa nel bacino carpatico che avevano da tempo scelto come sede definitiva.
Ebbe così inizio la “conquista della patria”(honfoglalás) (vedi nota 8), che si sarebbe conclusa nell’anno 900 con l’occupazione di tutto il bacino carpato-danubiano. In questo bacino i nuovi migranti trovarono insediamenti magiari pre-esistenti. Secondo l’opinione dello studioso Gyula László, non è da escludere che le tribù di Árpád siano state precedute da quelle che avevano occupato la regione nel 670 e che probabilmente provenivano direttamente dalla Magna Hungaria. Si trattava del popolo dei ‘Tralci e Grifi’ che manteneva viva la lingua e tradizioni originarie ungheresi sia tra i discendenti degli Avari sia tra i Magiari nuovi arrivati.
Il motivo fondamentale dell’abbandono in massa delle terre nell’Etelköz, con il conseguente trasferimento nel bacino dei Carpazi (vedi nota 9), secondo i massimi studiosi di storia antica ungherese, va ricercato in un’attenta pianificazione politico-militare dell’emigrazione in questa regione ritenuta più sicura e difendibile.  Strategicamente, rappresentava il miglior compromesso esistente. Nel caso contrario non rimaneva che assoggettarsi ai ricchi Peceneghi o eventualmente insediarsi entro i confini dello stato bizantino che aveva bisogno, per la propria difesa, dell’apparato militare e organizzativo magiaro.
Come in precedenza detto, nell’anno 893 i Peceneghi dopo avere stretto un trattato d’alleanza coi Bulgari del Danubio, scatenarono una poderosa offensiva contro i Magiari che erano rimasti nell’Etelköz. Nell’895 i Peceneghi attraversarono il Dnepr seguiti, quasi contemporaneamente, dai Bulgari che passavano il Danubio. Entrambi gli eserciti strinsero in una morsa mortale gli Ungheresi, dalla quale si poterono liberarsi  solo con la fuga  precipitosa oltre i Carpazi, perdendo la gran parte del bestiame.
Nello stesso anno, Árpád completò la conquista della Transilvania e dell’Oltretibisco, cacciando definitivamente i Bulgari che erano stanziati sul fiume Maros. Con l’insediamento dei Magiari nel bacino carpatico ebbe anche luogo l’uccisione, forse sacrale, di Álmos, il padre di Árpád. Si presume che,  secondo una tradizione cazara, Álmos dovesse espiare con il sacrificio le colpe della sconfitta subita ad opera dei Bulgari e Peceneghi. Con la «conquista» si registrarono, immediatamente, sensibili cambiamenti nella direzione politica del principato magiaro e Árpád divenne il nuovo principe (Kende) del popolo ungherese.

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Note:

  1. I Cazari o Khasari facevano parte del Kaganato Khasaro. Un territorio che comprendeva o era confinante con la Levedia. Un popolo del tutto pagano, nelle vene dei quali scorreva sangue turco.
  2. Magna Hungaria: il territorio in cui abitavano gli ungheresi del Volga, denominato anche Hungaria Maior, dove la parola ‘Magna’ racchiude il significato di ‘Antica’.  Oggi fa parte della repubblica russa dei Baskiri.
  3. Il Kaganato Khasaro, formazione statale, di dimensioni e forze mutevoli  importanti. Nel mondo della propria fede mescolava elementi animisti-sciamanistici ugrofinnici ed il culto degli animali totem, proprio dei popoli della steppa.
  4. I Peceneghi erano chiamati dagli Ungheresi «Besenyők », parola derivante dal turco « beše» che significa ‘uccello rapace’. L’originale nome turco di questo popolo era infatti quello di «Bečenek». I Peceneghi  formavano una confederazione tribale coi Khangari ed erano conosciuti per la loro ricchezza in bestiame, cavalli, vasellame d’oro e d’argento.
  5. Il termine Etzelköz deriva senz’altro dall’antico nome ungherese Etelküzü, che letteralmente significa ‘tra i fiumi’.
  6. Il Turul è un’aquila, ma secondo altre fonti può rappresentare uno sparviero o un falco, divenne successivamente L’animale totem della stirpe degli Árpád.
  7. I Cabari (la parola « cabaro» significa ribelle) costituivano un popolo multietnico in parte musulmano, in parte ebreo e forse anche parzialmente cristiano, che verso la fine dell’ VIII secolo si era ribellato senza successo al dominio dei Cazari. Il massacro che ne seguì indusse i Cabari sopravvissuti  a rifugiarsi tra i vicini magiari.
  8. La traduzione letteraria di honfoglalás è: occupazione della patria. Oggi si riconosce  l’anno 896 come quello della «conquista  della patria».
  9. Va anche sottolineato che la regione Carpatica era ben nota ai Magiari fin dall’anno 862, allorché essi avevano compiuto la prima incursione chiamati dall’imperatore Ludovico II il Germanico. Poi, successivamente,  nell’881 per conto dei Moravi, nel 882 in Pannonia e nell’892, questa volta, contro i Moravi di Svatopluk.

Didascalia delle foto:

  1. Ambiente storico e migrazione dei conquistatori della patria (da Una storia illustrata d’Ungheria di István Lázár).
  2. Le migrazioni dei Magiari prima della «conquista della patria» (da Storia e cultura dell’Ungheria di Adriano Papo – Gizella Nemeth Papo)
  3. Immagine di Turul riportata su un disco ornamentale di treccia femminile, proveniente da Rakamaz. Una parte considerevole dei più bei reperti archeologici dell’epoca della conquista della patria proviene dall’estremo nord – orientale dell’Ungheria.
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