2 Luglio 2022

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Ugo Foscolo e le ultime lettere di Jacopo Ortis.

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Salvatore Stornello – Ugo Foscolo nacque a Zante, isola greca bagnata dal mar Ionio nel 1778. Successivamente, il poeta assieme alla famiglia si trasferì a Spalato , dove il padre,  medico, morì,  e successivamente a Venezia. Tra il 1793 e il 1797, sempre a Venezia,  continuò gli studi iniziati nel seminario arcivescovile di Spalato,  seguendo linee classiche, attraverso i grandi testi greci e latini. Con il tempo,  i suoi interessi spaziarono anche con la lettura dei romanzi settecenteschi.

Le sue idee nazionalistiche lo spinsero ad arruolarsi nell’esercito di Napoleone,  ma il trattato di Campoformio del 1797, che prevedeva la cessione di Venezia agli austriaci fu la prima grande delusione di Foscolo,  che lasciò Venezia per trasferirsi a Milano.

Nel capoluogo lombardo,  il poeta, conobbe Parini e Vincenzo Monti,  e si dedicò alla stesura delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, che pubblicò per la prima volta nel 1797. Nel 1802, pubblicò una seconda edizione ampliata dell’Ortis,  a cui affianca  il tema amoroso con dodici sonetti, tra cui: “Alla sera e A Zacinto”. Nell’aprile 1807 pubblicò “I Sepolcri”,  un componimento scritto in occasione dell’editto di Saint-Cloude,  che vietava la tumulazione vicino i centri urbani.

Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone avvenuta nel 1815, Foscolo lasciò definitivamente l’Italia per trasferirsi prima in Svizzera,  di seguito a Londra, dove morì nel 1827.

Attraverso la sua poetica il Foscolo traccia le linee essenziali di un moderno eroe,  a confine tra mondo classico e una nuova sensibilità romantica.  Le “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, è un romanzo epistolare,  in quanto si presenta sotto forma di lettere. Jacopo Ortis, è un giovane di famiglia benestante,  costretto a fuggire dopo il trattato di Campoformio;  “Il sacrificio della patria nostra è consumato”, con questa frase Jacopo inizia la lettera che apre il romanzo.

Foscolo ha creato una proiezione ideale di sé,  che si solleva dalla contingenza degli eventi e diviene modello per gli altri, impegnato a combattere per la libertà attraverso le sue opere letterarie.  Le singole sconfitte vengono inquadrate nella più vasta dimensione storico – antropologica del dolore umano, che, invece di mortificare esalta l’eroe (Miano S, p. 42).


 

Bibliografia:

Miano Simona, (2002), Le ultime lettere di Jacopo Ortis,  Milano,  Mursia.

 

 

 

 

 

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