2 Gennaio 2021

ITALREPORT

Quotidiano on-line

Vittoria. Sono trascorsi 22 anni da quel 2 gennaio 1999.

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Il 2 gennaio del 1999 all’interno del bar Esso sulla Vittoria Comiso, la strage di San Basilio. Cinque morti di cui due incolpevoli e responsabili di essersi trovati nel posto sbagliato quando i sicari fecero irruzione e uccisero tutti i presenti. Unico superstite, il titolare del bar, sfuggito alla morte perché si accasciò dietro il bancone e gli assassini non lo hanno visto.
Tra i primi ad arrivare in quel bar, fu Franco Assenza, un “fotografo impiccione” a cui non sfugge nulla. Scrive in una breve nota che mi ha inviato perché sa che avrei scritto qualcosa.
“Sono stato il primo ad arrivare dopo l’Alfa 33 della polizia. Contare le persone mi era difficile 3, 4, 5 non si capiva nulla, dentro ancora l’odore acre della polvere da sparo ed il propietario del bar che piangeva. Contai i corpi crivellati, vidi 5 teste. Diedi la notizia alla Redazione de La Sicilia di Ragusa e riferii al dottor DURANTE, CAPO SERVIZIO, CHE MI RIATTACCÒ IL TELEFONO IN FACCIA. -La smetta non è il momento di scherzare” gridò, solo dopo un’altra telefonata mi credette e indicò a Di Gennaro, una piazza conosciuta con il nome “cianu di l’Esso” piazza Italia, confondendo i luoghi per la concitazione del momento. Nel frattempo Di Gennaro arrivava con la Panda bianca proveniente dall’altra parte della città. Dopo 5 telefonate senza i mezzi che ci sono adesso, finalmente l’Ansa di Roma mi credette. Iniziò il carosello di telefonate ed inviati speciali. Per me quella sera cambiò tutto, fu il giro di boa, da foto analogica con rullino e Polaroid a foto digitale. Grazie anche all’aiuto di un amico. Le mie foto, scattate dopo la strage,alle 21 erano già in viaggio per Ragusa mentre nel frattempo arrivavano inviati da tutta Italia. L’indomani fu tutto digitale anche per me. Ancora oggi si pubblicano le mie foto”.
Fin qui il racconto del fotografo che ho voluto riportare per ricordare i momenti frenetici del “dopo”. Una storia che, nonostante il tempo, rimane indelebile nella memoria di chi ha vissuto quel dramma. Il dramma di due famiglie: Ottone e Salerno, che hanno perso i figli perché, come riferito, si trovavano in quel bar diventato improvvisamente luogo di morte. Un dramma per la città di Vittoria che ha vissuto l’onta di balzare alla ribalta della cronaca internazionale, per una mattanza di mafia.
Un dramma per chi ha dovuto mettere nel posto giusto, una serie di tasselli per ricostruire gli intrecci tra mafia e stidda che si fronteggiavano, macchiando di sangue un intero territorio.
Quest’anno per la prima volta, a causa del Covid, non è stato possibile ricordare questa strage, ma dal cuore e dalla mente dei vittoriesi non sarà mai rimossa.

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