Ragusa. 30.10.2026
Ancora un episodio di violenza ai danni di chi, ogni giorno, lavora in prima linea per garantire assistenza e cure ai cittadini. Questa volta teatro dell’aggressione è stato il pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa, dove un uomo di 55 anni ha preso di mira un operatore sanitario, arrivando a colpirlo ripetutamente con calci e pugni e a scaraventarlo al suolo.
Tutto ha avuto inizio con un incidente domestico. L’uomo, rimasto ferito a una mano, si era presentato in ospedale per ricevere le necessarie medicazioni. Dopo le prime cure, gli era stato chiesto di accomodarsi in sala d’attesa e aspettare il proprio turno. Un’attesa che, da quanto ricostruito, avrebbe fatto rapidamente perdere la pazienza all’uomo, intenzionato a ottenere un ricovero immediato.
Dalle proteste si sarebbe passati ben presto agli insulti e agli atteggiamenti intimidatori, rivolti non soltanto agli operatori in servizio, ma anche agli altri utenti presenti. Poi la situazione è precipitata: l’uomo avrebbe aggredito fisicamente un componente del personale sanitario, colpendolo con violenza e facendolo cadere a terra.
L’intervento di una pattuglia della polizia di Stato ha consentito di riportare la situazione sotto controllo. Gli agenti della Questura di Ragusa hanno identificato il responsabile, un uomo già conosciuto dalle forze dell’ordine, procedendo al suo arresto. Su disposizione della Procura della Repubblica, nei suoi confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Ma oltre la cronaca resta una questione che non può essere ignorata: fino a quando gli operatori sanitari dovranno pagare sulla propria pelle problemi le responsabilità che non appartengono a loro?
Chi lavora in un Pronto soccorso non decide quanti medici siano in servizio, quanti infermieri siano disponibili, come vengano organizzati i turni o quanto tempo debbano attendere i pazienti. Non stabilisce le dotazioni organiche e non è responsabile delle carenze strutturali di un sistema sanitario sempre più spesso costretto a fare i conti con organici insufficienti e carichi di lavoro sempre più pesanti.
Eppure, troppe volte, è proprio chi indossa una divisa sanitaria a diventare il bersaglio della rabbia e della frustrazione di chi aspetta una prestazione. Il lavoratore che si trova davanti al paziente diventa il volto di un disservizio che non ha creato, il destinatario di contestazioni per ritardi che non può risolvere e, nei casi più gravi, la vittima di aggressioni fisiche.
La carenza di personale è un problema serio, ma la violenza non può e non deve diventare la risposta. Un’attesa, per quanto difficile da sopportare, non autorizza nessuno a minacciare, insultare o picchiare chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro.
Gli operatori sanitari, tutti, non sono responsabili delle inefficienze della sanità pubblica e non possono essere lasciati soli a fronteggiare tensioni e disagi che richiedono interventi organizzativi e investimenti da parte di chi ha il compito di governare il sistema.
Difendere il personale sanitario significa difendere il diritto alla salute di tutti. Perché chi entra in ospedale per chiedere aiuto dovrebbe trovare assistenza e rispetto, non trasformarsi in un aggressore; e chi ogni giorno presta servizio dovrebbe poterlo fare senza rischiare di tornare a casa con ferite che non siano soltanto quelle della fatica.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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