Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 27 maggio 2026.- Alla morte di Agatino Paternò Castello, Primo Principe di Biscari, deceduto a Catania il 23 gennaio 1675 all’età di 81 anni, per sua disposizione testamentaria gli successe il figlio primogenito, Don Vincenzo che però sopravvisse di poco alla morte del padre, in quanto gravemente ammalato, tanto da non riuscire neanche ad ottenere l’investitura. A prova del suo grande attaccamento alla “Terra e Stato di Biscari”, nel suo testamento, stilato alla presenza del notaio Giuseppe Mandarà di Vittoria, tra le altre cose,  diede disposizione di essere seppellito, “nella venerabile Chiesa Matrice di detta Terra del Biscari”, dove ancora le sue ossa dovrebbero riposare, (tranne eventuali, “ saccheggi e profanazioni della sepoltura”, avvenuti nel passato, nel massimo segreto). Sempre nel suddetto testamento nominò, “suo erede universale del Principato della Terra e Stato di Biscari, Don Ignazio di anni 17, suo figlio legittimo…procreato dalla legittima moglie, Donna Felicia Gravina Cruyllas et Paternò”. Don Vincenzo istituì una Messa quotidiana presso la “venerabile Chiesa et altare di S. Agata, nella detta Terra del Biscari, per la gloria di Dio e per la sua anima”. I soldi necessari sarebbero stati prelevati ogni anno dai “censi” e nel caso fossero rimasti dei denari,  sarebbero stati utilizzati per, “maritare due orfani, ogni anno, della Terra del Biscari”( Archivio di Stato di Catania- Fondo Notarile II vers.n. 1256). Anche la moglie di Don Vincenzo, Donna Felicia volle fare un opera benefica, donando “13 onze annuali per la venerabile Cappella del Calvario e della Croce fuori le mura di questa predetta  Terra e Stato del Biscari con l’obbligo che venga celebrata nella predetta Cappella in giorno di venerdì una Santa Messa. Biscari 10 novembre 1693”. (Archivio di Stato di Catania- Fondo Biscari- n. Provv. 1205). Pertanto per la prima volta troviamo menzionata in un documento pubblico, una “Cappella del Calvario e della Croce”, fuori le mura della Terra di Biscari. Una Cappella, oggi, di difficile individuazione. Impensabile che questa “Cappella” si trovasse in prossimità dell’attuale Piano del Calvario, nei pressi delle “Croci”, utilizzato annualmente il Venerdì Santo per le sacre Rappresentazioni sulla morte di Gesù. Non si è avuta mai notizia della presenza, in passato, in quella zona, di edifici sacri abilitati anche alla celebrazione di Sante Messe. L’unica chiesa in zona è quella del Carmelo, distante un centinaio di metri dal Calvario. Una chiesa edificata nei primi anni del 1600 ed inizialmente dedicata a Sant’Antonio Abate e successivamente alla Madonna del Carmelo. Questa chiesa attualmente custodisce i simulacri della Madonna Addolorata, di Gesù alla Colonna e di Gesù Crocifisso, con relativa Croce, ogni simulacro sistemato in una apposita cappella, la chiesa, inoltre, fu edificata fuori dalle mura di Biscari, “costruita su di una roccia nel punto più alto di un quartiere situato fuori dall’abitato principale”, quasi ad imitazione del “Monte Calvario”. Però non sappiamo se detti simulacri fossero già presenti al momento della sua edificazione, nel 1600, o li sistemati in tempi recenti. Altra ipotesi: parlando di “Cappella della Croce”, si potrebbe pensare alla Croce situata fuori l’abitato in prossimità dell’ex Convento dei Frati Cappuccini, ma si tratta di una semplice Croce in pietra dove in passato la sera venivano accesi dai fedeli devoti, dei ceri. Quindi anche in questo caso, nessuna Cappella per celebrare Messa. Tranne che, ma si tratta di fantasiose ipotesi, prima dell’edificazione del Convento dei frati, in zona esistesse una Cappella abilitata a celebrare Messa, successivamente distrutta, o dal tempo o da qualche terremoto e sulle sue fondamenta edificato il Convento. Trattandosi di una Cappella sita “fuori le mura della Terra di Biscari”, è impensabile che essa si fosse potuta trovare all’interno della centralissima Chiesa Madre dove attualmente è presente,  una cappella con al centro una grande Croce, un tempo con Crocifisso, attualmente sistemato in alto in prossimità dell’Altare Maggiore. Una Cappella, con annesso reliquiario, da sempre conosciuta come Cappella del Crocifisso. Abbiamo avanzato solo delle semplici ipotesi anche se, in ogni caso, la reale esistenza ed ubicazione di questa “Cappella del Calvario e della Croce”, resta, e forse resterà per molto, un vero e proprio mistero.

Di Salvatore Cultraro

Nato ad Acate. Nel 1986, ha conseguito la specializzazione quale Educatore per disabili in età evolutiva. Dal 1988 dirige il Centro di differenziazione didattica per disabili di Acate. Giornalista pubblicista, dal 1984 al 1990 ha collaborato con il Giornale di Sicilia di Palermo, dal 1991 al 2003 con la Gazzetta del Sud di Messina e dal 2004 al 2008 con la Sicilia di Catania. Nel 2009 ha diretto la redazione giornalistica dell’emittente televisiva locale “Free TV” di Comiso. Inoltre ha diretto il periodico "I 4 Canti" e dal 2001 al 2009 ha tenuto Corsi di Giornalismo presso le scuole elementari e medie di Acate e Vittoria. Appassionato di storia locale, negli anni Ottanta ha pubblicato alcune sue ricerche sulla presenza nel territorio di Acate di alcuni importanti siti rurali risalenti al periodo geco-romano e medioevale. Nel dicembre del 2013 ha dato alle stampe, unitamente al prof. Antonio Cammarana di Acate, un volumetto sull’antico Lavatoio Pubblico di contrada “Canale”.

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