Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 17 agosto 2025.- Ancora una volta, “attivamente operante”, l’inarrestabile Maestro d’Arte, nonche ex dipendente Inps in pensione, Saro Morando. Si deve a lui, infatti, se nell’arco di appena otto mesi, si è avuto lo splendido restauro di quattro fercoli adibiti al trasporto dei santi nel corso delle relative processioni per le vie cittadine, alcuni dei quali, a causa delle disastrose e precarie condizioni, destinati a legna da ardere. Il primo intervento risale all’inizio del corrente anno con il restauro dell’artistico ed antico fercolo di San Giuseppe, seguito nella scorsa primavera dall’Urna utilizzata per il trasporto del corpo del Crocifisso la sera del Venerdì Santo al termine del Sacro Dramma. Appena il tempo di riporre pennelli, vernici e martello e di riposarsi qualche settimana, e subito il Maestro Morando ha iniziato a lavorare sul restauro del fercolo di San Biagio, il quale ha “ospitato”, recentemente, nel corso della sua inaugurazione, la statua della Madonna del Carmelo. Ma neanche l’afoso caldo di questa torrida estate, è riuscito a tenere “inoperoso” il Maestro Morando. Questa volta ad attrarlo è stata la statua raffigurante Santa Rita, custodita nella piccola chiesa del Carmelo in piazza Crispi, in una nicchia che in precedenza aveva ospitato il simulacro di Sant’Antonio Abate, sparito nel nulla. La statua, alta circa 170 cm., risale con ogni probabilità ai primi decenni anni dello scorso Secolo e pertanto necessitava urgentemente di un attento restauro relativo sia alla sua stabilità che ad una ripresa dei colori dell’abito religioso. Immediatamente il Maestro Saro si è messo all’opera, grazie anche ai primi contributi economici da parte di fedeli e spera di terminare al più presto il restauro della Santa da Cascia, un’opera di non eccessivo valore artistico ma che conserva una particolare storia, realmente accaduta, relativa al suo arrivo ad Acate, tramandata nel tempo ed ormai quasi del tutto sconosciuta alle nuove generazioni. Si racconta, infatti, che una povera popolana ricevuta una importante “grazia” da Santa Rita, avesse deciso di acquistare una statua della Santa da poter venerare anche ad Acate, considerato che all’epoca non era ancora molto diffuso il Culto della Santa. Ma essendo notevolmente povera, chiese l’aiuto di tutti i fedeli acatesi, contribuendo lei stessa al raggiungimento della somma necessaria per l’acquisto del simulacro. Una volta acquistata la statua decise di conservarla provvisoriamente presso la propria umile abitazione, in attesa di trovare una apposita collocazione in una delle chiese del paese. La presenza del simulacro della Santa, logicamente, generò un vero e proprio “pellegrinaggio” a casa della povera popolana. Addirittura, in occasione dell’imminente celebrazione del Corpus Domini, si narra che la Banda Musicale paesana si fosse recata a casa della signora per portare in processione la statua della Santa. Situazione, questa, che “impensierì” ed irritò il Parroco dell’epoca, il quale sospettando che la signora volesse “speculare” economicamente sulla presenza del simulacro della Santa nella sua abitazione, avviò una azione legale contro la fedele. Il giorno del processo presso, i fedeli acatesi portarono, con l’ausilio di una ditta di trasporto locale, la statua nell’aula giudiziaria, quale “corpo del reato”. Il gesto permise di chiarire il tutto e il giudice dovette assolvere, “con formula piena” la povera popolana, condannando il Parroco al pagamento delle spese legali ed al risarcimento per i danni di immagine. Negli anni si è rafforzata ad Acate una grande venerazione nei confronti della Santa da Cascia tanto che nel giorno della sua commemorazione, il 22 maggio, la statua viene esposta sul sagrato della chiesa del Carmelo nel corso della Santa Messa vespertina a lei dedicata davanti ad una Piazza Crispi gremita di fedeli. Intanto con ogni probabilità l’attività del Maestro Morando, non si concluderà con il restauro della statua di Santa Rita. Sono già tanti i cittadini ed i fedeli locali che iniziano a fare pressioni sull’artista affinchè dedichi la sua ormai consolidata, ”arte di restauratore” ad un altro importante “pezzo” legato alla religiosità locale: il fercolo di San Vincenzo, anch’esso non in ottima salute. Un fercolo particolarmente importante in quanto, alcuni elementi su di esso rappresentati quali, i “tralci di vite con grappoli d’uva” che ornano le colonnine del fercolo, convaliderebbero la tesi secondo la quale, San Vincenzo Martire sarebbe stato il protettore dei “vignaioli” e dei lavori della viticoltura in genere. Pertanto, a quanto pare, il Maestro Morando, non sembrerebbe essere del tutto sordo a tali richieste, infatti, oltre ad assicurare la sua eventuale disponibilità, avrebbe già individuato, ed ottenuto rassicurazioni su di un loro eventuale contributo, due mecenati per il restauro dell’opera.

