Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 3 ottobre 2025.- L’idea di costruire un Convento da affidare ai PP Cappuccini si deve al Principe Ignazio Paternò Castello. Il 30 aprile 1698 inviò una lettera al Vescovo di Siracusa dove notificava di aver fatto richiesta alla Congregazione dei Religiosi per  ottenere l’autorizzazione a costruire un Convento, unitamente al consenso del parroco dell’epoca. Durante una sua visita a Roma, prima di morire, il Principe si incontrò anche con “I Padri dell’Ordine della Santissima Trinità” offrendo loro la possibilità di aprire una casa a Biscari. Si impegnava a costruire, a proprie spese, una Chiesa ed un convento. Nella Chiesa avrebbe fatto edificare 5 altari, l’altare maggiore dedicato a Sant’Anna, uno al Santissimo Crocifisso, uno a Sant’Agata, uno ai Santissimi Patriarchi  San Giovanni de Matha  e san Felice di Valois ed un altro a sua disposizione per metterci il corpo di un Santo Martire e di ospitare 12 religiosi e 4 laici. Un sogno questo realizzato dal figlio Vincenzo, suo successore. Il poter avere a Biscari un Convento procurò molti problemi al Principe Vincenzo con un iter che durò circa dieci anni a partire dal 1724 con prima il consenso del Parroco e di tutto il Clero, poi quello dell’Università rappresentata dalle autorità Civili, Militari e dal Popolo, della Sacra Congregazione dei Vescovi ed infine del consenso del Regno di Sicilia ed il Vicerè lo concesse con lettera inviata al Vescovo di Siracusa. Per motivi del tutto ignoti trascorsero altri 11 anni prima che venisse stilato l’atto definitivo di fondazione a Palermo, il 3 agosto 1736. La Pianta del  nuovo Convento fu inviata al Principe per essere esaminata ed approvata. Quindi il Principe individuò il posto dove edificare il Convento ovvero “nelle terre dette del Pojo, fuori città e nella parte più alta rispetto alla vecchia chiesa di San Biagio”. Quindi si impegnò a pagare 400 onze oltre a 50 onze ogni singolo anno, inoltre dieci salme di frumento duro e due cantara di olio annui in perpetuo per il loro vitto chiedendo in cambio solo la celebrazione gratuita di due messe al giorno in perpetuo secondo le sue intenzione e quelle dei suoi familiari. I lavori della costruzione del convento iniziarono subito e si conclusero il 3 febbraio 1737. Il Principe, Don Vincenzo, spesso portava l’abitino del Terz’ordine Francescano. La presenza dei frati durò appena 50 anni, nel mese di agosto del 1786, (il 31) con una disposizione regia, si obbligarono I Giurati ed il Parroco ad abolire il Convento dei PP Cappuccini.

Di Salvatore Cultraro

Nato ad Acate. Nel 1986, ha conseguito la specializzazione quale Educatore per disabili in età evolutiva. Dal 1988 dirige il Centro di differenziazione didattica per disabili di Acate. Giornalista pubblicista, dal 1984 al 1990 ha collaborato con il Giornale di Sicilia di Palermo, dal 1991 al 2003 con la Gazzetta del Sud di Messina e dal 2004 al 2008 con la Sicilia di Catania. Nel 2009 ha diretto la redazione giornalistica dell’emittente televisiva locale “Free TV” di Comiso. Inoltre ha diretto il periodico "I 4 Canti" e dal 2001 al 2009 ha tenuto Corsi di Giornalismo presso le scuole elementari e medie di Acate e Vittoria. Appassionato di storia locale, negli anni Ottanta ha pubblicato alcune sue ricerche sulla presenza nel territorio di Acate di alcuni importanti siti rurali risalenti al periodo geco-romano e medioevale. Nel dicembre del 2013 ha dato alle stampe, unitamente al prof. Antonio Cammarana di Acate, un volumetto sull’antico Lavatoio Pubblico di contrada “Canale”.

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