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Vittoria. Aiello: “Assolto in corte di appello di Catania”. Riceviamo e pubblichiamo

L'on Francesco Aiello

L’on. Francesco Aiello con una nota diffusa agli organi di informazione, che pubblichiamo integralmente,  rende nota la sentenza di assoluzione che lo riguarda:

VITTORIA – Giorno 7 luglio 2016, avanti la 1^ Sez. penale della Corte di Appello di Catania, presieduta dal Dr. Mignemi, si è celebrato l’appello proposto dal Prof. Aiello Francesco avverso la sentenza n. avverso la sentenza n.100231/13 del 10.06.2013 del Giudice monocratico del Tribunale di Ragusa-Sez. distaccata di Vittoria-, Dott. Guglielmo Trovato, con la quale Aiello era stato riconosciuto colpevole del reato di diffamazione aggravata in danno del Sindaco Nicosia e del Comune di Vittoria e, per ciò, condannato alla pena di € 8.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali, nonché al risarcimento in favore delle parti civili costituite di € 10.000,00 per il Comune di Vittoria ed € 20.000,00 per il Sindaco, oltre le spese legali dalle stesse sostenute.

I fatti ritenuti diffamatori sono relativi alle due commissioni di indagini consiliari, istituite nel febbraio del 2009 per verificare se effettivamente non venivano rispettate le graduatorie nelle assunzioni trimestrali, come da più parti lamentato, e se venivano preferiti nell’occupazione taluni che avevano fama di malavitosi. L’AMIU all’epoca si prodigò per non consegnare i documenti richiesti alle due Commissioni ed il Sindaco, chiamato ad intervenire, visto che aveva il potere di scegliere il consiglio di amministrazione e di indirizzo della politica amministrativa dell’azienda, si comportò di conseguenza, nel senso che attuò l’ostruzionismo più assoluto, adducendo che bisognava procedere con la richiesta di accesso agli atti, spalleggiato in tale comportamento dal dirigente Troia e dal segretario comunale, nonostante sia lo Statuto comunale che l’Ordinamento degli Enti locali regionale prevedessero l’immediata consegna dei documenti ed il diritto dei consiglieri comunali di accedere agli atti per la visione immediata, senza richiesta e gratuitamente. La polemica all’epoca fu piuttosto aspra, anche perché Aiello ha più volte invito’ l’allora sindaco Nicosia ad allontanare dal Comune i malavitosi, impegnati talvolta in funzioni delicate di vigilanza, ed a praticare anziché solo predicare la legalità (sembra inarrestabile la vocazione alla sopraffazione di questa Amministrazione comunale e del Consiglio di Amministrazione AMIU. Nonostante le forti e circostanziate denunce pubbliche e istituzionali contro una pratica delle assunzioni che a definire clientelari si fa un complimento, all’AMIU si va avanti come se la cosa non li riguardasse. E’ in atto un vero e proprio assalto alla legalità che rischia di avere conseguenze nefaste sul morale di tanta gente…” – “…allora Nicosia per la recuperata coerenza, allontani prima di tutto i malavitosi che intanto ha utilizzato organicamente per farsi la campagna elettorale…).
In 1° grado il comune era costituito parte civile con gli Avv.ti Maurizio Catalano e Giorgio Assenza, mentre Nicosia era assistito dall’Avv. Seminara, visto che i procedimenti erano ben cinque; in appello i capi di imputazione si sono ridotti ai tre per cui c’è stata condanna, per cui, rigettato l’appello incidentale dell’Avv. Maurizio Catalano, il processo è stato discusso solo dagli Avv.ti Assenza e Seminara ed Avv. Giuseppe Russotto per l’appellante, il quale, ricordando la relazione finale delle due Commissioni consiliari, fra cui figuravano gli attuali sindaco e vicesindaco, Moscato e La Rosa, che avevano appurato non solo la violazione delle graduatorie nelle assunzioni, ma soprattutto l’allegra elargizione del TFR senza che fosse neanche maturato, ha prodotto copia dell’avviso di garanzia notificato a quasi tutti i candidati tre giorni prima del ballottaggio.
Tale avviso si fonda su dichiarazioni dei collaboranti Avila e Gravina, i quali hanno sostenuto di aver lavorato all’AMIU senza rispettare le graduatorie, ricambiando i favori con i voti procurati a Nicosia. In tale contesto e in relazione alle diversificate necessità elettorali, sono stati organicamente impegnati a procurare voti altri soggetti particolari, assunti al Comune, quali R. Giunta, Di Stefano, Di Pietro e altri.
Aiello, quindi, non aveva fatto supposizioni per diffamare, bensì per tentare di incanalare l’amministrazione nella legalità.
La Corte di appello gli ha dato ragione; qualcuno dovrà riflettere su tale risultato.

On. Francesco Aiello

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