Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 19 agosto 2026.- Ogni Cappella esistente nelle Chiese di Biscari aveva un proprio Procuratore, generalmente scelto dal Principe. Il Procuratore curava le «Cappellanie» ovvero i lasciti relativi ad ogni cappella, consistenti generalmente in beni immobili, case e terreni. Le più importanti Cappelle erano quelle di San Biagio, del Santissimo Sacramento, dell’Immacolata, della Madonna delle Grazie e del Crocifisso, nella Chiesa Madre. Di San Giuseppe e della Pietà, nella Chiesa Abbaziale di San Giuseppe; di Maria del Monte Carmelo, nell’omonima Chiesa. Con i frutti dei beni lasciati dai fedeli, il Procuratore pagava i Cappellani, i quali avevano l’obbligo di celebrare delle messe richieste dal Principe o dai fedeli, per delle loro particolari intenzioni. Inoltre il Procuratore pensava a tutte le necessità della Cappella come: l’acquisto della cera, dei paramenti, la sistemazione dei vari oggetti relativi alla santa Messa, eventuali restauri e la gestione della festa in onore del Santo titolare della Cappella. Secondo quando ci fa sapere il compianto emerito parroco di Acate, don Rosario Di Martino, nella sua opera « Biscari e il suo Martire che sorride», in alcuni contratti si legge: « 7 marzo 1698, Filippo Caruso di questa Terra del Biscari, quale Procuratore della Venerabile Chiesa di Santa Maria del Monte Carmelo, dona in enfiteusi a Gaetano Sgarlata e a suo fratello, la Costa della gatta che confina con le terre dell’Illustre Principe di questa predetta Terra e con le terre del beneficio della Chiesa Matrice di questa Terra. Con il patto di sei tumoli di frumento come diritto del censo». (Archivio di Stato di Catania- Fondo Biscari- Vol. N. Provv. 1181). Un altro contratto riguarda la donazione in gabella di due vignali di proprietà della Venerabile Cappella di San Biagio. «4 settembre 1699. Giuseppe Ventura quale Procuratore della Venerabile Cappella di San Biagio, di questa Terra del Biscari diede e dona in gabella a Barbaro Ramondazzo due vignali della detta Venerabile Cappella, uno si trova dietro la Chiesa vecchia di San Biagio, e l’altro dietro lo trappito in questo territorio e in contrada Torre Vecchia. Come frutto il Ramondazzo deve dare tre onze in moneta argentea ogni anno…». (Archivio di Stato di Modica- Fondo notarile di Biscari- vol.1 e vol. 3). Pertanto ogni Cappella possedeva beni immobili in terreni o in case. La Cappella del Santissimo Sacramento, per esempio, aveva «una tenuta detta del Frassino, data in gabella, e cinque case terrane tutte affittate». La Cappella di San Biagio, unitamente a quella di san Giuseppe, aveva «la tenuta della Cutella, il giardino detto di San Biagio». La Cappella di San Giuseppe, possedeva «oltre metà della tenuta della Cutella e un vignale detto di San Giuseppe» (Archivio di Stato di Siracusa- Consiglio Generale degli Ospizi-n. 747). Ogni Cappella, inoltre, aveva i suoi congregati, c’erano quelli dell’Opera del Santissimo Crocifisso i quali oltre a curare l’omonima Cappella presso la Chiesa Madre curavano anche la festa esterna. Inoltre, tra i vari obblighi dei congregati, c’erano anche delle pratiche di pietà come, «l’ora di adorazione ogni venerdì, la confessione periodica e la Santa Comunione».

