Casuzze. 29.07.2026
Alcune borse contenenti centinaia di migliaia di euro, confezionati in mazzette accuratamente avvolte e sigillate nella plastica per proteggerle dall’acqua, sono state recuperate nelle acque e lungo la spiaggia di Casuzze, nel Ragusano, dal personale della Guardia Costiera del Comando provinciale di Pozzallo.
Sull’episodio il riserbo è assoluto. La Capitaneria di Porto non ha rilasciato conferme ufficiali, limitandosi a mantenere il più stretto silenzio investigativo. Eppure l’operazione di recupero si è svolta sotto gli occhi di decine di bagnanti, che hanno assistito alle fasi dell’intervento.
Secondo quanto emerso, tutto sarebbe iniziato quando un’imbarcazione è rimasta improvvisamente in avaria, probabilmente per mancanza di carburante. Prima dell’arrivo dei soccorsi, qualcuno a bordo, forse maltesi, avrebbe lanciato in mare due borse. Non effetti personali o materiale di bordo, ma denaro contante, confezionato in modo tale da resistere all’immersione. Le correnti hanno poi trascinato le borse verso la costa, dove sono state recuperate.
A questo punto, però, emerge una domanda che appare inevitabile e legittima: se quelle borse non fossero state intercettate dalla Guardia Costiera, da chi sarebbero state recuperate? Una coincidenza fortunata oppure qualcuno era già pronto ad attenderle sulla costa?
È un interrogativo che apre scenari ben più ampi del semplice ritrovamento di denaro. Da mesi il collega Giuseppe Bascietto racconta, con documentazione e approfondimenti, come il Sud-Est della Sicilia stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle nuove rotte del narcotraffico internazionale. Una tesi che, alla luce di episodi come questo, appare tutt’altro che azzardata.
Le organizzazioni criminali non devono soltanto movimentare gli stupefacenti. Devono anche gestire gli enormi flussi di denaro che quei traffici producono. Se le indagini dovessero confermare un collegamento con il narcotraffico, il ritrovamento di Casuzze assumerebbe un significato ancora più importante e dimostrerebbe che lungo le coste del Sud-Est siciliano non transitano soltanto i carichi di droga, ma anche il denaro destinato a pagarli o il ricavato delle operazioni già concluse.
Il mare, in questo scenario, diventerebbe un vero corridoio logistico, utilizzato non solo per il trasferimento della “roba”, ma anche del denaro che da essa deriva. Un sistema che consentirebbe di evitare controlli nei porti e nei tradizionali circuiti finanziari, sfruttando approdi discreti e punti di recupero difficili da monitorare.
Naturalmente sarà il lavoro degli investigatori a stabilire l’origine di quel denaro, chi ne fosse il destinatario e perché qualcuno abbia deciso di disfarsene proprio nel momento in cui l’imbarcazione si è fermata. Al momento ogni ipotesi resta tale e richiede il conforto delle prove.
Resta però un dato difficilmente ignorabile. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un episodio isolato potrebbe invece rappresentare il tassello di un mosaico molto più complesso, fatto di rotte marittime, traffici internazionali e ingenti somme di denaro che viaggiano silenziosamente lungo le coste siciliane.
A volte è proprio un dettaglio apparentemente marginale a far emergere un fenomeno molto più grande. Una barca in avaria, due borse lanciate tra le onde e centinaia di migliaia di euro restituiti dal mare potrebbero raccontare una storia che va ben oltre la cronaca di un singolo recupero.
In tutti questi mesi, le inchieste di Bascietto, sono state azzardate?
No, azzeccate!
