Comiso. 27.05.2026
Nella notte, quando il silenzio avvolge le campagne e i piccoli centri abitati, una casa dovrebbe rappresentare l’ultimo baluardo di sicurezza. Ma sempre più spesso non è così. E l’episodio avvenuto nella notte di lunedì scorso ne è l’ennesima, inquietante conferma.
Un uomo, residente in una villetta poco distante dal centro abitato, è stato svegliato nel cuore della notte da rumori sospetti provenienti da un locale adiacente alla camera da letto. Attimi di paura, trasformatisi in terrore quando il padrone di casa, un uomo alto e corpulento, si è trovato faccia a faccia con un intruso, senza esitazione, lo ha immediatamente affrontato.
Ne è nata una colluttazione. La vittima ha tentato di difendersi mentre il malvivente, approfittando della concitazione, è riuscito a fuggire impossessandosi dell’auto parcheggiata davanti all’abitazione. Un episodio che lascia sgomenti e che riporta al centro una domanda sempre più diffusa tra i cittadini: siamo davvero al sicuro nelle nostre case?
Immediata la richiesta d’aiuto ai carabinieri, intervenuti con tempestività nonostante l’ora notturna. In pochissimo tempo i militari sono riusciti a rintracciare il veicolo all’ingresso di un piccolo paese distante pochi chilometri dal luogo dell’aggressione. Ma la scoperta fatta durante il controllo dell’auto ha reso ancora più inquietante l’intera vicenda, nel bagagliaio è stata trovata un’ascia.
Un dettaglio che lascia pochi dubbi sulle intenzioni criminali dell’uomo e che fa pensare a un piano ben preciso, probabilmente destinato a culminare in altri colpi o in azioni ancora più gravi.
Ancora una volta, dunque, emerge con forza il tema della sicurezza, e non solo pubblica ma anche domestica. I cittadini chiedono protezione, chiedono di poter vivere serenamente almeno tra le mura della propria abitazione senza il timore di trovarsi, nel cuore della notte, davanti a un aggressore.
Le forze dell’ordine fanno la loro parte con impegno, professionalità e sacrificio, spesso intervenendo in tempi rapidissimi come in questo caso. Ma da sole non bastano. Servono strumenti normativi adeguati ai tempi, leggi capaci di garantire maggiore tutela ai cittadini onesti e pene certe per chi delinque.
Perché quando la paura entra in casa, non viene violata soltanto una porta. Viene infranta la serenità di un’intera comunità.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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