Italia. 02.09.2026
Una bambina violata, una comunità sotto shock e un carnefice che torna a casa dopo una manciata di ore. Non è la trama di un incubo, ma la cruda realtà che si è consumata sotto gli occhi attoniti dei cittadini. Un verdetto che profuma di resa istituzionale e che ha trasformato l’indignazione popolare in una vera e propria polveriera sociale.
Davanti a un crimine tanto aberrante quanto evidente, la risposta della giustizia non è stata la fermezza, ma una scandalosa clemenza burocratica. Il giudice, barricato dietro l’ interpretazione di commi e cavilli, ha ritenuto che per l’aggressore di una tredicenne non vi fossero le esigenze per la custodia cautelare in carcere. Un tecnicismo che suona come uno sputo in faccia alla vittima, alla sua famiglia e a chiunque creda ancora nello Stato di diritto.
La reazione non si è fatta attendere. Le strade sono diventate il palcoscenico di una rabbia legittima, esplosa in una protesta che rischia di travolgere gli stessi palazzi del potere. I cittadini si chiedono, giustamente, come sia possibile che chi abusa di una minore possa godere di una simile e fulminea libertà, mentre la vittima resta prigioniera del proprio trauma per il resto della vita.
Mentre il Ministero di Grazie e Giustizia ha già mosso i primi passi inviando gli ispettori per fare luce su questa decisione incomprensibile, la vera domanda rimane sospesa sul palazzo più alto della magistratura: il CSM.
Se il Ministero ha il dovere di ispezionare, il Consiglio Superiore della Magistratura ha il dovere morale e costituzionale di vigilare sulla dignità della funzione giudiziaria. Qualora non sia ancora intervenuto, il CSM deve farlo ora, senza perdere un solo minuto in più.
Non si tratta di intaccare l’indipendenza dei giudici, un principio sacrosanto che nessuno vuole mettere in discussione, guai se qualcuno lo pensasse. Si tratta di comprendere se l’applicazione astratta della legge abbia superato il limite del buonsenso, creando un gravissimo allarme sociale e incrinando definitivamente il patto di fiducia tra lo Stato e i cittadini. Patto già in discussione per il modo in cui vengono trattati aggrediti e aggressori, ponendo questi ultimi in un gradino più alto degli altri.
Il CSM deve aprire un fascicolo d’urgenza. C’è una magistratura che lavora instancabilmente per proteggere i più deboli, che merita rispetto e fiducia, ma decisioni come questa rischiano di gettare fango sull’intero sistema. Chi sbaglia, anche se indossa una toga, deve rispondere delle proprie azioni e delle conseguenze devastanti che queste provocano sulla tenuta della pace sociale.
La pazienza della gente è esaurita. La rivoluzione nelle piazze è il sintomo di una ferita profonda. Lo Stato dimostri di essere dalla parte delle vittime, non dei carnefici. Il CSM batta un colpo, prima che sia troppo tardi.
Nessuno può fermare l’ira di un popolo.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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