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Lavoro, Bersani: in Senato sarà battaglia riforma non deve essere tabù da infrangere

Bersani: “Altro che modello tedesco, Renzi rischia di frantumare i diritti dei lavoratori”

Nel corso di una lunga intervista concessa a Radio Montecarlo, domande e risposte con Fabrizio Ratiglia, l’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani ha toccato tutti  gli aspetti  più caldi della riforma del lavoro.
E’ D’ACCORDO CON LA CAMUSSO QUANDO DICE CHE RENZI, CANCELLANDO L’ART.18 VUOLE CANCELLARE LE LIBERTA’ DEI LAVORATORI ?
“Io preferisco fare un ragionamento diverso: noi abbiamo assolutamente bisogno di una riforma, ma si rischia che si perda l’occasione per una riforma vera. Renzi vuole avvicinarsi al modello tedesco ma così facendo ci stiamo allontanando da quel modello, in questi giorni c’è  spazio per riflettere e per fare una riforma seria che riconosca i diritti dei lavoratori e non li cancelli o li frantumi. La riforma ci vuole ma deve essere seria e non certo una bandierina da sventolare di fronte agli elettori o all’Europa”.

MA NON E’ CHE ALLA FINE RENZI,  ANZICHE’ AVVICINARSI AL MODELLO TEDESCO, SI AVVICINI TROPPO AL MODELLO INGLESE, QUELLO DELLA THACTHER CHE PIEGO’ I SINDACATI?
“Non voglio credere che ci sia l’idea di fare un braccio di ferro inutile e sterile: servono novità. Se il neo assunto non ha tutte le garanzie, come gli altri suoi colleghi, va bene purché sia solo per un breve periodo, però a un certo punto bisogna arrivare alla pienezza delle tutele,  compreso – e questo deve esser garantito sin da subito –  il reintegro in caso di licenziamento ingiusto che esiste in tutta Europa.  Se Sacconi deve innalzare una bandiera, lo faccia pure, è un suo problema, non certo può essere un problema del Pd che piuttosto deve pensare solo a riformare l’Italia”.

CHE EMENDAMENTI SARANNO PRESENTATI  ALLA RIFORMA DEL LAVORO IN SENATO DA PARTE  DEI BERSANIANI?
“Saranno presentati molti emendamenti, non solo sull’obbligo di reintegro in caso  di licenziamento ingiusto:  l’importante è che il Governo precisi le sue intenzioni, perché se l’interpretazione è quella sentita da Sacconi e altri, allora non ci siamo proprio. Andiamo ad aggiungere alle norme che danno solo precarietà ulteriore precarietà, andiamo a frantumare i diritti, non solo l’articolo 18 e allora sarà battaglia”.

MA NON E’ CHE A FURIA DI TIRARE LA CORDA RENZI RISCHI DI SPEZZARLA ?
“Certo, è possibile,  ma spero proprio di no, dobbiamo trovare un equilibrio tra capitale e lavoro: è questa l’essenza del riformismo. Il Governo deve capire che siamo davanti a un punto molto sensibile, io feci una battaglia simile sui diritti dei lavoratori  anche durante il governo Monti quando lo spread era alle stelle: la Riforma non passò ma non ci fu alcun disastro. Adesso dobbiamo trovare un accordo.  Mi viene da ridere quando sento parlare di tabù da infrangere o bandierine sull’articolo 18.”

COME RISPONDE A CHI L’ACCUSA DI NON VOLERE LE RIFORME, DI RAPPRESENTARE IL VECCHIO MODO DI FAR POLITICA, L’IMMOBILISMO ?
“Non ci si provi neanche, sono altri che non vogliono le riforme…”

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