Palermo. 15.05.2026
La politica, oggi più che mai, ha il dovere di recuperare credibilità. In un tempo segnato da sfiducia, disillusione e crescente distanza tra cittadini e istituzioni, ogni scelta pubblica deve essere guidata da responsabilità, equilibrio e trasparenza. Le parole dell’On. Nello Dipasquale vanno proprio in questa direzione: riaffermare che la pubblica amministrazione non può trasformarsi in uno strumento elettorale né in un luogo dove favorire amici, parenti o riferimenti politici.
L’emendamento approvato dall’ARS, che blocca per la fase elettorale e per tutto il 2027 nuove assunzioni e contratti nelle partecipate regionali, rappresenta un segnale politico forte. Non si tratta di fermare il funzionamento della macchina amministrativa o impedire assunzioni realmente necessarie, ma di evitare che il lavoro pubblico venga utilizzato come mezzo di consenso o scambio politico. Una pratica che negli anni ha contribuito ad alimentare rabbia e sfiducia verso l’intera classe dirigente.
Quando emergono vicende come quella del Cefpas, il danno non colpisce soltanto chi ha eventualmente sbagliato, ma investe tutta la politica. Perché agli occhi dei cittadini passa l’idea che le istituzioni siano piegate agli interessi di pochi e non al bene comune. Ed è proprio qui che nasce il distacco sempre più evidente tra la gente e chi governa.
Per questo assume valore la posizione espressa da Dipasquale: dire con chiarezza che “non siamo tutti uguali” significa rivendicare un modo diverso di fare politica, fondato sull’etica pubblica e sul rispetto delle regole. Una politica seria non cerca scorciatoie, non usa il potere per costruire clientele, ma lavora per garantire equità, servizi efficienti e opportunità basate sul merito.
È importante anche il fatto che su questo tema si sia registrata sensibilità trasversale, con condivisione e indignazione anche da una parte della maggioranza. Quando si parla di correttezza istituzionale e tutela della credibilità delle istituzioni, non dovrebbero esistere divisioni politiche. Perché la fiducia dei cittadini è un patrimonio fragile: si costruisce lentamente, ma può crollare rapidamente davanti a episodi percepiti come privilegi o favoritismi.
La politica deve tornare a essere servizio. Deve dimostrare con i fatti di essere al fianco dei cittadini, soprattutto di chi ogni giorno vive difficoltà economiche, precarietà lavorativa e mancanza di opportunità. In una società dove tanti giovani sono costretti a lasciare la propria terra per cercare un futuro migliore, vedere il lavoro pubblico trasformato in terreno di favoritismi è qualcosa che ferisce profondamente il senso di giustizia.
Oggi servono amministratori capaci di assumersi responsabilità anche impopolari, ma necessarie per difendere la trasparenza e la dignità delle istituzioni. Solo così sarà possibile ricostruire il rapporto tra cittadini e politica. Perché senza fiducia, la democrazia si indebolisce. E senza una politica seria, equilibrata e realmente orientata al bene comune, il rischio è che aumentino soltanto rabbia, astensionismo e disaffezione.
La buona politica esiste ancora. Ma deve avere il coraggio di distinguersi, ogni giorno, da chi considera le istituzioni uno strumento personale e non un servizio alla collettività.