rino durante

Non so come finirà la tragedia di Santa Croce Camerina. Veronica Panarello, accusata di un efferato omicidio, quello del figlio Loris, verrà probabilmente rinviata a giudizio e processata. Non ho aggiunto condannata, perchè questo spetterà farlo eventualmente ai giudici che si susseguiranno nei tre gradi di giudizio. Per molti questa donna è il ”mostro” della porta accanto. E forse lo è davvero. Molti l’hanno già condannata, ma è normale; in questi casi ci sono sempre i colpevolisti e gli innocentisti. Non ho però mai visto i parenti più stretti esprimere giudizi di colpevolezza così drastici (un esempio su tutti la sorella!). In un primo momento anche la madre aveva lasciato capire che voleva prendere le distanze da Veronica. Poi il cambiamento e la decisione di restare vicina alla figlia rinchiusa nella fredda cella di un carcere e abbandonata anche dal marito che, nelle ultime ore, sembra però avere qualche ripensamento. Lo stesso avvocato difensore per un momento ha lasciato trasparire grandi dubbi sulla sua assistita; adesso ha ripreso possesso del suo ruolo e sta preparando anche il ricorso al Tribunale del riesame. Non mi soffermo in questa sede sul ruolo che hanno avuto e sicuramente ancora avranno i Media in questa vicenda, a cominciare purtroppo da quelle trasmissioni televisive che istruiscono con troppa disinvoltura i processi mediatici su casi come quelli di Santa Croce senza tanti scrupoli. Occuparsi di questi fatti è forse anche un dovere, ma bisogna farlo sempre con correttezza e professionalità e comunque non sostituendosi mai agli organismi (intendo giudici e tribunali) che sono i soli legittimati a farlo. Nel titolo di questo articolo trovate la parola ”mostro”. Questa non vuole essere un’etichetta da appiccicare addosso alla mamma di Loris. Una donna che (colpevole o no) ha vissuto, sta vivendo e vivrà il momento peggiore della propria esistenza. Se riconosciuta colpevole, va condannata senza indulgenza. Ma qualunque sarà l’esito finale di questa triste storia, ritengo che non abbiamo ancora riflettuto abbastanza su quanto è accaduto. Questi tragici episodi hanno bisogno di una spiegazione che non potrà mai essere giustificata, ma che va ricercata ad ogni costo.

Di Rino Durante

Rino Durante, giornalista professionista. Inizia la carriera giornalistica nel 1977 come collaboratore sportivo della redazione siracusana de "La Sicilia" diretta dall'allora caposervizio Pino Filippelli. Nel 1980 iscrizione all'albo dei giornalisti nell'elenco dei pubblicisti. Nei prima anni dell'attività è stato corrispondente da Siracusa de "La Gazzetta dello Sport", nominato dall'allora direttore Candido Cannavò. Dai primi Anni Ottanta viene nominato da Domenico Tempio corrispondente da Siracusa di Antenna Sicilia. Come cronista televisivo si occupa anche di cronaca nera, giudiziaria e politica. Settori di cui si occuperà in seguito anche come giornalista della carta stampata. Nel 1992 sostiene a Roma, con esito positivo, gli esami per giornalista professionista. Una volta andato in pensione Pino Filippelli, per decisione del direttore Mario Ciancio e dell'allora redattore capo centrale Domenico Tempio, assume la direzione della redazione siracusana de "La Sicilia". Nel giugno del 1996 viene trasferito a Ragusa, dove fino al dicembre 2010 svolge la propria attività giornalistica come caposervizio e responsabile della redazione provinciale iblea de "La Sicilia".

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