Ragusa. 13.12.2025
In un tempo in cui l’indifferenza è diventata una comoda abitudine, fermarsi ad ascoltare non è un gesto neutro: è una scelta. Restare indifferenti davanti a chi fugge dalla fame, dalla guerra e dalla mancanza di libertà significa decidere di non vedere. A Ragusa, questo silenzio è stato rotto.
Ci sono momenti in cui le parole smettono di essere solo suoni e diventano vita. La cerimonia di consegna degli attestati del Corso di Alfabetizzazione di ADRA, giunto alla sua decima edizione, è stata uno di questi momenti.
In un tempo attraversato da paure e chiusure, oggi si è parlata una sola lingua: quella dell’umanità. Senza differenze, senza barriere. Un unico colore ha attraversato la sala: la gioia, visibile nei volti di ragazze e ragazzi che si sono sentiti accolti in una terra inizialmente straniera, ma che oggi riconoscono come luogo possibile di futuro.
Amore, fiducia e speranza sono le tre parole che hanno raccontato meglio il senso profondo di questo incontro. Amore, perché nessun percorso di integrazione può nascere senza uno sguardo capace di riconoscere l’altro come persona. Fiducia, perché imparare una lingua significa credere che esista uno spazio anche per sé. Speranza, perché dietro ogni attestato consegnato c’è una storia che rifiuta la rassegnazione.
Questo corso non è solo alfabetizzazione. È integrazione concreta, è costruzione di cittadinanza, è possibilità reale di riscatto. È la dimostrazione che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un lavoro quotidiano fatto di ascolto, rispetto e presenza.
Molti dei partecipanti arrivano da Paesi in cui non c’è libertà, dove la miseria e la fame segnano le esistenze. Hanno attraversato deserti, mari, confini, mettendo a rischio la propria vita pur di costruirne una migliore, per sé e per le proprie famiglie. Tra loro, oggi, c’erano anche ragazzi di appena 17 anni, portatori di un coraggio che interroga profondamente le nostre coscienze.
La presenza delle massime cariche istituzionali della città, insieme a quella del responsabile nazionale di ADRA, ha dato a questo momento un valore ancora più significativo, riconoscendo che queste storie non sono ai margini, ma riguardano l’intera comunità e si inseriscono in una visione più ampia di accoglienza e responsabilità condivisa.
ADRA, con questo progetto che dura da dieci anni, continua a dimostrare che l’istruzione è uno degli strumenti più potenti di libertà. Dove arrivano le parole, arrivano i diritti. Dove c’è conoscenza, c’è possibilità. Dove c’è accoglienza, nasce il futuro.
Ragusa ha scelto di essere questo: un luogo che accoglie, educa e non lascia indietro nessuno.
Gianna Miceli