Ragusa. 08.09.2026
Gli eventi meteorologici estremi non possono più essere considerati semplici emergenze occasionali. Ondate di calore, incendi, alluvioni e fenomeni ciclonici sempre più intensi stanno mostrando con crescente frequenza quanto il cambiamento climatico stia modificando anche la realtà della Sicilia.
A lanciare l’allarme, Nello Dipasquale, con una posizione che da anni viene portata all’attenzione dell’Aula regionale. Già nell’aprile del 2021 veniva sottolineata la necessità di prepararsi a un futuro caratterizzato da fenomeni climatici più frequenti e potenzialmente più distruttivi. Gli eventi degli ultimi anni, secondo questa lettura, hanno confermato la necessità di intervenire con maggiore rapidità.
Ma la denuncia del problema era stata accompagnata anche da proposte concrete. L’Intergruppo sui Cambiamenti Climatici aveva incontrato il Presidente della Regione presentando un documento dedicato alle strategie che la Sicilia avrebbe dovuto adottare per affrontare la nuova situazione.
Tra le priorità indicate, la necessità di rafforzare la programmazione, investire nella prevenzione, studiare le esperienze di altri territori già abituati a fronteggiare eventi estremi e adeguare per tempo il sistema regionale alle conseguenze del mutamento climatico.
Secondo quanto evidenziato dal deputato DEM, però, a distanza di anni quelle indicazioni non avrebbero trovato risposte sufficienti. Ed è proprio questo il punto che oggi torna al centro del dibattito: continuare a intervenire soltanto dopo che l’emergenza si è verificata significa accettare una logica ormai superata.
Ogni incendio, ogni alluvione e ogni evento estremo non può essere affrontato come un caso a sé. La frequenza con cui questi fenomeni si presentano impone una strategia strutturale, capace di anticipare i rischi anziché limitarsi a quantificare i danni.
Per questo l’appello rivolto alla politica regionale è quello di cambiare prospettiva, meno interventi dettati dall’urgenza e più pianificazione. I finanziamenti per ricostruire sono necessari, ma non possono sostituire le politiche di prevenzione.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la gestione delle emergenze, ma la capacità delle istituzioni di assumersi oggi la responsabilità delle conseguenze che potrebbero verificarsi domani.
Il rischio, viene sottolineato, è quello di tornare a discutere delle stesse proposte soltanto dopo una nuova tragedia. A quel punto, però, sarebbe ormai troppo tardi.
“Per la Sicilia, la sfida è già iniziata e prepararsi ai cambiamenti climatici non può più essere rinviato”.
Ha tuonato in aula Dipasquale.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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