Ragusa. 11 febbraio 2026
Un’azienda di trasporto merci conto terzi operante in provincia di Ragusa, con un fatturato dichiarato di oltre 6 milioni di euro e circa 150 dipendenti, è stata sequestrata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) in collaborazione con la Questura di Ragusa. Il provvedimento è stato eseguito su decreto del Tribunale di Catania, Sezione Misure di Prevenzione, nell’ambito di un’indagine di carattere economico-patrimoniale nei confronti di un soggetto ritenuto contiguo a“cosa nostra vittoriese”.
L’uomo, già condannato dal GUP del Tribunale di Catania a otto anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, era stato destinatario lo scorso 19 dicembre 2025 di un primo sequestro di beni per un valore stimato di circa 20 milioni di euro. Il provvedimento eseguito oggi si inserisce dunque in un più ampio quadro investigativo volto a ricostruire e aggredire i patrimoni riconducibili al gruppo familiare dell’indagato.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la società sequestrata sarebbe risultata solo formalmente intestata a un terzo soggetto, ma di fatto riconducibile al nucleo imprenditoriale della famiglia del proposto. Gli investigatori avrebbero individuato una serie di elementi ritenuti sintomatici di un disegno elusivo.
In particolare, nel secondo semestre del 2025 l’azienda avrebbe registrato un aumento improvviso e sproporzionato del fatturato, pari a circa 6 milioni di euro, accompagnato da una crescita altrettanto repentina del numero dei dipendenti. Una dinamica che ha destato sospetti, soprattutto alla luce dell’assenza di una reale struttura operativa.
Dagli accertamenti sarebbe inoltre emerso che i rapporti commerciali risultavano intrattenuti esclusivamente con altre società appartenenti allo stesso gruppo familiare, circostanza che farebbe ipotizzare operazioni di natura meramente strumentale.
Ulteriore elemento di criticità riguarda la sede legale e operativa della società, coincidente con un immobile destinato esclusivamente a uso abitativo. L’azienda, inoltre, sarebbe risultata priva di beni strumentali propri, un dato anomalo per un’attività di trasporto merci su larga scala.
Il quadro complessivo delineato dagli investigatori, anche alla luce di precedenti contestazioni per reati fallimentari e associativi, suggerirebbe l’esistenza di un progetto unitario di natura elusivo-fraudolenta volto a schermare patrimoni e attività economiche.
Il sequestro si inserisce nell’ambito delle misure di prevenzione previste dalla normativa antimafia, che consente di intervenire sui patrimoni ritenuti frutto o strumento di attività illecite, anche indipendentemente dall’esito definitivo del processo penale.
L’operazione conferma la costante attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine nei confronti delle nuove modalità di infiltrazione mafiosa nell’economia legale, sempre più orientate verso l’utilizzo di strutture societarie apparentemente regolari per occultare interessi criminali.
Con quest’ultimo provvedimento, lo Stato rafforza l’azione di contrasto patrimoniale, considerata uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla criminalità organizzata.