VITTORIA. 27 09.2025
Stamattina si è svolta in Procura a Ragusa, la conferenza stampa per il presunto sequestro del giovane vittoriese.
Nonostante i chiarimenti resi nel corso dell’incontro tra il Procuratore Pulejo e i giornalisti, i dubbi restano. Infatti, rispetto alle cose che erano state scritte e dette, non sono emersi nuovi particolari significativi se non quelli riguardanti le dichiarazioni riferite dal ragazzo dopo che ieri sera si è presentato spontaneamente in commissariato, accompagnato da un suo amico, che secondo quanto riferito dallo stesso ragazzo, quando è stato fatto scendere dall’auto degli ignoti sequestratori, nei pressi del mercato ortofrutticolo, lo avrebbe incontrato casualmente e lo ha fatto salire in auto fino a raggiungere piazza Loi, dove c’è la sede del commissariato di P.S.
A questo punto, sembra un film quello che è accaduto a Vittoria, un ragazzo di 17 anni, portato via con la forza da due uomini armati e incappucciati davanti a testimoni impietriti dalla paura, alle 20,30 di una sera qualsiasi, dopo 24 ore esatte si presenta davanti alla porta del commissariato. L’episodio inconsueto verificatosi in una città abituata a fatti di cronaca, ha scatenato l’immediata mobilitazione delle forze dell’ordine, mentre il Sindaco convocava una Giunta urgente per affrontare il problema nuovo e quello relativo al potenziamento degli organici delle forze di polizia e alle reiterare richieste inoltrate ai ministeri competenti. Su questo argomento, a una domanda posta da un collega al Procuratore, in merito alle richieste avanzate da Aiello, Pulejo ha risposto: “fa bene a chiedere più organici, anche in Procura avremmo bisogno di più personale”. L’intera città, dopo la notizia del sequestro e in poche ore l’Italia tutta, si interrogava con angoscia: dove è finito il ragazzo? Chi sono i due uomini armati che lo hanno portato via? Cosa vogliono dalla famiglia?
Ore di silenzio, di apprensione, di ricostruzioni confuse, di false notizie che si intrecciavano, tutte discordanti l’una dall’altra. Squadre speciali al lavoro, pattugliamenti, controlli a tappeto, ipotesi tra le più disparate. I giornalisti arrivavano e chiamavano da tutta Italia e Vittoria è diventata improvvisamente il centro di un caso nazionale. A chi come me è vecchio di mestiere, (47 anni di cronaca nera e giudiziaria) è tornata in mente la strage del 2 gennaio 1999, quando la piazza del Popolo è diventata per settimane la zona di sosta dei camper e dei furgoni attrezzati, dei media provenienti da ogni parte d’Italia e persino dall’estero.
Poi la svolta a tarda sera la vittima si presenta davanti agli agenti. Un fatto inaspettato quanto sconcertante. Per fortuna è in buone condizioni, nessun segno evidente di violenza, nessuna fuga rocambolesca. Nessun rapitore all’orizzonte. Nessuna richiesta di riscatto di cui si abbia notizia. Le indagini che ancora proseguono in più direzioni, stanno cercando di ricostruire i dettagli di una vicenda che, nelle sue troppe coincidenze inizia ad assumere contorni diversi da quelli iniziali.
Le ipotesi si moltiplicano potrebbe trattarsi di tutto e del contrario di tutto. Fatto sta che dopo il sequestro dei beni da parte della Procura, preannunciato ieri sera da un giornale online e smentito stamattina dal Procuratore, il ragazzo è tornato in libertà. Tutti episodi questi, che alimentano giustificati sospetti, nonostante si tratti di una famiglia sulla quale nessuno può esprimere dubbi.
I testimoni e il rapito, parlano di due uomini armati e incappucciati. Ma chi erano davvero? Che fine hanno fatto? Perché hanno cambiato idea di punto in bianco?
Una città che chiede risposte,
Vittoria, città da sempre combattuta tra voglia di riscatto e cronaca nera, si ritrova ancora una volta sotto i riflettori. Ma stavolta lo sconcerto è doppio, prima per il sequestro, poi per il timore sull’incolumità del ragazzo e infine per il rilascio improvviso dello stesso.
Al momento è troppo presto per avanzare ipotesi e non ci sono nè fermi nè indagati, ma l’attenzione si sposta inevitabilmente sul fatto in se stesso.
Il mistero rimane ancora irrisolto. Per fortuna una cosa è certa: quello che sembrava un dramma si è trasformato in un giallo a tinte sempre più fosche. E se dovesse emergere qualcosa di imprevedibile, considerato che il Procuratore ha confermato che le indagini proseguono e la vicenda rimane coperta da segreto istruttorio, quello che potrebbe fare più male, riguarderebbe non solo la giustizia, ma anche la fiducia tradita di un’intera comunità che ha pianto, ha cercato di sapere e ha persino pensato di organizzare squadre per battere in lungo e in largo il territorio e riportare a casa il ragazzo. Auspichiamo di no,
questa sarebbe la ferita più grave per l’intera comunità.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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