Ragusa. 11.07.2026
Truffa del finto carabiniere, due arresti dopo il colpo da oltre 150 mila euro.
Due persone, una coppia di coniugi di Siracusa rispettivamente di 54 e 50 anni, sono state raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Ragusa, su richiesta della Procura della Repubblica, con l’accusa di aver preso parte a una truffa aggravata ai danni di una donna di 57 anni residente nel capoluogo ibleo.
L’indagine prende origine da un episodio avvenuto alla fine dello scorso febbraio nel centro storico di Ragusa, quando la vittima è stata raggirata attraverso il consolidato schema del cosiddetto “finto carabiniere”. Convinta che il marito fosse stato arrestato e che fosse necessario pagare una somma di denaro per evitarne la detenzione, la donna ha consegnato contanti e numerosi gioielli in oro, subendo un danno economico superiore a centocinquantamila euro.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Ragusa principale, la vittima è stata contattata telefonicamente da un uomo che si è qualificato come appartenente all’Arma, raccontando una falsa vicenda giudiziaria e annunciando l’imminente arrivo di un altro presunto militare incaricato di ritirare il denaro e i preziosi. Solo alcune ore più tardi la donna ha compreso di essere stata vittima di un raggiro e ha denunciato tutto al numero di emergenza 112.
Le indagini si sono rivelate particolarmente accurate. Grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini, alle testimonianze raccolte e ai rilievi effettuati nella zona interessata, i militari sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dei presunti responsabili e a identificarli.
Gli investigatori ritengono che dietro episodi di questo tipo operino vere e proprie organizzazioni criminali. Le telefonate partirebbero da centrali operative situate anche fuori dalla Sicilia, mentre gli esecutori materiali, incaricati di ritirare denaro e oggetti preziosi, si muoverebbero in diverse regioni italiane.
Uno dei due indagati è stato arrestato nella propria abitazione a Belvedere, mentre la moglie, già detenuta nel carcere Pagliarelli di Palermo per un’altra vicenda analoga, è stata raggiunta dalla nuova misura cautelare direttamente in carcere.
Come previsto dalla legge, il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e nei confronti degli indagati resta valido il principio di presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
L’episodio rappresenta l’ennesimo richiamo alla massima attenzione nei confronti delle truffe telefoniche, un fenomeno che continua a colpire soprattutto le persone più vulnerabili facendo leva sulla paura, sull’urgenza e sul coinvolgimento emotivo.
È fondamentale ricordare una regola semplice ma decisiva: nessuna forza di polizia o la banca, telefona ai cittadini per chiedere denaro, bonifici, gioielli o altri beni di valore. Se un appartenente alle forze dell’ordine dovesse contattare una persona per motivi di servizio, non chiederà mai la consegna di somme di denaro o preziosi per risolvere problemi giudiziari o liberare un familiare.
Di fronte a telefonate di questo tipo è importante interrompere immediatamente la conversazione, verificare personalmente le informazioni contattando il familiare interessato o chiamando direttamente il numero di emergenza 112 e non consegnare mai soldi o oggetti di valore a sconosciuti che si presentano alla porta.
La prevenzione resta l’arma più efficace contro un raggiro che continua a mietere vittime e che può essere evitato soltanto diffidando di richieste improvvise e mantenendo la lucidità anche nei momenti di maggiore apprensione.