Roccazzo. 24 agosto 2026
Un uomo di origine tunisina e residente a Comiso, è stato colto da un malore mentre lavorava nei campi ed è morto. L’ispezione cadaverica avrebbe accertato che il decesso sarebbe avvenuto per un infarto. (Bisogna tenere conto anche delle alte temperature registrate in questi nel ragusano)
L’agricoltore di 55 anni ha perso la vita mentre si trovava al lavoro in un’azienda agricola e stava conducendo un trattore con cui stava lavorando i campi.
Dopo aver perso i sensi, il mezzo agricolo ha proseguito la sua corsa fino a schiantarsi contro un muro. L’uomo è quindi caduto dal trattore.
A dare l’allarme sono stati i familiari. Intorno alle 13,00 infatti, l’agricoltore aveva telefonato alla figlia dicendole che sarebbe arrivato poco dopo a casa per il pranzo della domenica. Non vedendolo arrivare e non riuscendo più a contattarlo telefonicamente, la figlia e il genero si sono recati nell’azienda agricola per cercarlo.
La drammatica scoperta è avvenuta intorno alle 15,00, quando i due hanno trovato l’uomo ormai privo di vita.
La salma è stata trasferita all’obitorio del cimitero di Vittoria, dove è stata sottoposta agli accertamenti medico-legali. Il medico legale ha stabilito che la morte è stata provocata da un infarto e ha autorizzato la restituzione della salma ai familiari.
Sul corpo erano presenti alcuni piccoli ematomi ed escoriazioni, compatibili con la caduta dal trattore. Gli accertamenti non hanno evidenziato segni di violenza e il decesso è stato quindi ricondotto a cause naturali.
L’uomo lavorava da tempo alle dipendenze dell’azienda agricola di Roccazzo, era vedovo da circa 15 anni, lascia tre figlie: una è sposata, un’altra vive e studia in Belgio, mentre la terza abitava insieme a lui a Comiso.
La salma sarà trasferita in Tunisia per la sepoltura. Le pratiche per il rimpatrio sono già state avviate e saranno seguite dalla comunità islamica Al Rahman di Comiso, che l’uomo frequentava per la preghiera. Sull’ennesimo episodio di morti sul lavoro, è intervenuto il magistrato di Corte di Cassazione, Bruno Giordano, che su questo argomento sta combattendo una vera e propria guerra a tutela dei lavoratori. Giordano ha persino coniato la parola: operaicidio, adottata oggi da tutti e dagli stessi media.