Roma. 14.12.2025
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – DI BRUNO GIORDANO – MAGISTRATO DI CASSAZIONE –

Il Giubileo dei detenuti si celebra con numeri inequivoci: dall’inizio dell’anno in carcere sono morti 223 detenuti, di cui 76 suicidi, 4 morti in un solo giorno, a cui bisognerebbe aggiungere tutti i tentativi di suicidio e i gesti autolesionistici. E senza dimenticare chi in carcere ci lavora. Persone, più che numeri, spesso ristrette per pene non di lungo periodo, che dimostrano come il nostro sistema penitenziario sia fuori dalla Costituzione: l’art. 2 tutela i diritti umani in qualsiasi formazione sociale in cui operi, quindi anche in carcere; e l’art. 27 vieta la pena di morte. Eppure, di carcere si muore. Nella Costituzione tutte le pene, non solo quelle detentive, non devono andare contro il senso di umanità, hanno come unico fondamento la rieducazione di chi ha commesso un reato, non la sofferenza. Non fargli mancare l’aria. Se la sofferenza può arrivare fino alla morte, anche per scelta suicidaria, il sistema penitenziario ha fallito. È asfittico perché mancano agenti, assistenti sociali, amministrativi, psicologi, medici, tutto di competenza del Ministro della Giustizia e del potere legislativo, non della magistratura. Non basta pensare a nuovi reati e ad altre futuribili carceri: se ogni società nelle varie epoche ha la sua devianza, il codice penale di Alfredo Rocco del 1930 è anacronistico, ma nessuno ha il coraggio di metterlo in discussione.
L’allargamento delle misure alternative alla detenzione e degli arresti domiciliari doveva servire a decongestionare i penitenziari, ma l’alternativa al carcere non è diventata alternativa alla sofferenza. L’aumento del tasso di recidiva degli ex detenuti dimostra che il carcere non è servito né a loro né alla società che, per altro, ha sostenuto un costo per recuperare. Piuttosto, ha reinserito le stesse persone nel circuito criminale. La giustizia riparativa non decolla, e le vittime di qualsiasi reato rimangono sempre più estranee al processo penale che per loro è un ulteriore, insopportabile costo. Per abusare di Sciascia, che parafrasa John Donne, ripreso a sua volta da Hemingway, se la campana della giustizia suona a morto “non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te”.
Bruno Giordano

Di Redazione

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