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Sanità: medicina e territorio ma anche nuovi input e valorizzazione dei ruoli dei medici. Le priorità della Commissione regionale Ars

RAGUSA – “Integrazione della sanità territoriale con quella ospedaliera”. È stato questo il tema affrontato ieri pomeriggio all’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Ragusa dalla VI Commissione parlamentare dell’Ars “Servizi sanitari e sociali” presieduta dall’on Pippo Digiacomo che ha scelto di riunirsi in questa sede per trattare l’importante e attuale argomento come ordine del giorno dei lavori della seduta. “Dopo essere stato a Palermo, Messina, Catania, Enna ed Agrigento – ha spiegato il presidente Di Giacomo- ho ritenuto opportuno venire a Ragusa che è un fiore all’occhiello da un punto di vista sanitario nel panorama regionale. Certamente- ha aggiunto l’on Digiacomo – c’è tanto da fare ma bisogna essere consapevoli delle proprie virtualità”. La seduta, che in via eccezionale è stata aperta agli addetti ai lavori (erano presenti infatti alcuni direttori generali delle Asp siciliane, i presidenti degli Ordini dei medici delle varie province siciliane, i rappresentanti sindacali dei medici), ha affrontato tematiche importanti, partendo dalla legge regionale n.5 che ha compiuto sette anni, nel corso dei quali ha certamente ottenuto risultati notevoli rispetto al contesto in cui si è operato. E fra gli obiettivi della legge 5 c’era proprio quello di rivoluzionare il sistema sanitario regionale partendo dall’integrazione tra territorio ed ospedale. “Ma – ha ammesso lo stesso presidente Digiacomo – c’è stata qualcosa che non è andata bene. Infatti a causa di questa mancanza di integrazione dei servizi tra territorio e ospedale si sono verificati tutti quei disservizi che vengono denunciati quotidianamente, dagli intasamenti al pronto soccorso, ai ricoveri inappropriati, al consumo enorme di alcuni farmaci”. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Ragusa, Salvatore D’Amanti, ha sottolineato la valenza di questo incontro partendo dal presupposto che l’obiettivo della salute e della sicurezza del cittadino è quello che si pongono di realizzare i medici ogni giorno. Per questo motivo sarebbe auspicale, ha dichiarato il presidente D’Amanti, istituire un tavolo tecnico permanente tra la politica e gli operatori sanitari”. Toti Amato coordinatore dei presidenti degli Ordini dei medici della Sicilia ha sottolineato nel suo intervento l’importanza di mettere al centro il territorio e ha evidenziato cosa è necessario fare perché questa integrazione avvenga: “adoperare un linguaggio unico”. Ancora oggi infatti ci sono linguaggi diversi, anche di natura informatica, tra diversi territori e le singole aziende ospedaliere e questo non permette il corretto dialogo. Un “difetto di comunicazione”, come l’ha definito Digiacomo, un deficit grave, pesante, causato anche da un progetto indicato come fallimentare nel campo della compiuterizzazione e di aggiornamento tecnologico in capo a “Sicilia e servizi”. Un ruolo fondamentale nella realizzazione di questa integrazione è svolto dai medici di famiglia il cui compito deve essere però opportunamente valorizzato. “La situazione dei medici di famiglia – ha spiegato Giacomo Caudo, vicesegretario nazionale della Fimmg – è una situazione complessa perché complessa è diventata la situazione della sanità nel territorio. Una sanità che in passato è sempre stata ospedalocentrica mentre oggi per tutta una serie di motivi c’è la necessità che vada più nel territorio dove sta la gente. E ciò può avvenire solo con una riorganizzazione di ruoli”. Un momento di confronto importante per guardare al futuro e migliorare la sanità regionale che già in questi ultimi anni ha raggiunto notevoli risultati ma che proprio per questo non deve fermarsi ma continuare a crescere valorizzando il ruolo di ogni operatore della sanità che vive e conosce il territorio.

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