Scoglitti. 29.07.2026
Ci sono persone che diventano “grandi” in assoluto silenzio e avrebbero tutto il diritto di strombazzare, uno di questi è il nostro concittadino Alessandro Monachello, che ieri pomeriggio ha presentato la sua opera al Club Nautico. Ci sono libri che non si limitano ad aggiungere un tassello alla ricerca scientifica, ma aprono nuove prospettive di studio. La lingua di Giovanni Verga nel prisma della traduzione. Studio comparato delle traduzioni francesi de I Malavoglia e della ricezione socioletteraria della poetica verista, di Alessandro Monachello, pubblicato da Mimesis nella collana Sensi del Testo, appartiene senza dubbio a questa categoria.
Con le sue oltre settecento pagine, il volume si presenta come un lavoro di eccezionale respiro, destinato a diventare un punto di riferimento per gli studi verghiani, per la traduttologia e per la comparatistica letteraria. Già il titolo lascia intuire l’ampiezza del progetto: non si tratta semplicemente di analizzare le traduzioni francesi de I Malavoglia, ma di osservare la lingua di Giovanni Verga attraverso il “prisma” della traduzione, cioè attraverso quel processo che, rifrangendo il testo in un’altra lingua e in un’altra cultura, ne mette in evidenza sfumature, difficoltà e potenzialità interpretative.
La vera protagonista dell’opera è la lingua di Verga, una lingua che ha rivoluzionato la narrativa italiana dell’Ottocento. Lo scrittore siciliano costruisce infatti un italiano profondamente innovativo, modellato sulle strutture sintattiche, lessicali e ritmiche del parlato siciliano senza mai cadere nel semplice dialetto. È questa straordinaria complessità stilistica ad aver reso I Malavoglia uno dei romanzi più difficili da tradurre.
Monachello affronta questo nodo con un’analisi rigorosa, mostrando come ogni traduzione rappresenti una scelta interpretativa. Tradurre Verga significa decidere fino a che punto conservare la sua oralità, il colore locale, la voce collettiva dei personaggi e quel particolare effetto di “regressione” narrativa che costituisce uno degli elementi fondanti della poetica verista.
L’immagine del prisma è particolarmente felice. Così come un raggio di luce si scompone nei suoi colori fondamentali, allo stesso modo il testo verghiano rivela, attraverso le diverse traduzioni francesi, aspetti che una lettura esclusivamente italiana potrebbe lasciare in ombra.
Ogni traduttore è chiamato a confrontarsi con problemi complessi: come rendere i proverbi? Come tradurre le espressioni idiomatiche? Come conservare il ritmo della frase verghiana? Come trasferire in francese una lingua che nasce dall’incontro fra italiano letterario e cultura popolare siciliana?
L’opera dimostra come la traduzione non sia un semplice esercizio linguistico, ma un autentico atto critico, capace di influenzare profondamente la ricezione di un autore all’estero.
Uno degli aspetti più originali del volume riguarda la ricezione socio-letteraria della poetica verista in Francia. Questo tema supera i confini della filologia per entrare nella storia della cultura europea.
Come è stato letto Verga dai critici francesi? Quale immagine dello scrittore siciliano è stata costruita attraverso le traduzioni? In che modo il Verismo italiano è stato accostato al Naturalismo francese di Émile Zola e dei suoi contemporanei?
Sono interrogativi fondamentali per comprendere la circolazione internazionale delle idee letterarie tra Otto e Novecento. Monachello ricostruisce questo dialogo culturale mettendo in luce il ruolo decisivo svolto dalle traduzioni nella formazione della fortuna critica di Verga oltre i confini italiani.
Il valore del volume risiede anche nella sua natura interdisciplinare. Filologia, linguistica, critica letteraria, storia culturale, teoria della traduzione e letteratura comparata dialogano costantemente, offrendo al lettore una prospettiva ampia e articolata.
Un lavoro di tale estensione richiede anni di ricerca, un’imponente raccolta di fonti e una straordinaria capacità di sintesi. Le oltre settecento pagine testimoniano non soltanto la vastità della documentazione, ma anche la volontà di affrontare ogni aspetto del problema con metodo scientifico e rigore analitico.
In un panorama editoriale spesso caratterizzato da pubblicazioni rapide e specialistiche, questo volume rappresenta il ritorno alla grande monografia accademica: un’opera destinata a conservare nel tempo il proprio valore scientifico.
Gli studiosi di Giovanni Verga vi troveranno nuovi strumenti interpretativi; i traduttori potranno riflettere sulle sfide poste dalla resa di una lingua letteraria complessa; i comparatisti avranno a disposizione un’importante ricostruzione dei rapporti culturali tra Italia e Francia; gli studenti potranno comprendere quanto la traduzione sia parte integrante della storia della letteratura.
La lingua di Giovanni Verga nel prisma della traduzione è molto più di uno studio sulle traduzioni francesi de I Malavoglia. È una riflessione profonda sul destino delle opere letterarie quando attraversano lingue, culture e sistemi interpretativi diversi. Dimostra come la traduzione non sia una semplice trasposizione di parole, ma uno spazio privilegiato in cui si misura la vitalità di un classico.
Con questo imponente lavoro, Alessandro Monachello offre un contributo di grande rilievo agli studi umanistici contemporanei, restituendo centralità alla lingua di Verga e mostrando come il dialogo tra culture rappresenti ancora oggi una delle chiavi fondamentali per comprendere la letteratura europea. È un’opera destinata a essere consultata, studiata e discussa per molti anni, perché affronta con profondità un tema essenziale: il rapporto tra lingua, traduzione e identità culturale, nel segno di uno dei più grandi narratori della tradizione italiana.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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