Scoglitti.26.02.2026
Un’ultima ora coperta dal più stretto riserbo e da un fitto mistero.
Nonostante quasi mezzo secolo trascorso a raccontare delitti, traffici illeciti, estorsioni, arresti eccellenti e operazioni antimafia, mai mi era capitato di imbattermi in una vicenda come quella che si è consumata questa sera tra la costa iblea e il porto di Scoglitti.
Un episodio che, per modalità e contenuti, rappresenta un unicum nella cronaca nera e giudiziaria della provincia di Ragusa.
L’operazione è scattata nei pressi del molo di Levante, a Scoglitti, frazione marinara di Vittoria, circa 45 minuti fa.
A intervenire sono stati i militari dell’arma dei Carabinieri, tutti in abiti civili, che da ore, stando ad alcune indiscrezioni trapelate, seguivano un furgone preso a noleggio con a bordo quattro persone: due cittadini maltesi e due calabresi.
Il pedinamento sarebbe partito da Reggio Calabria e si è concluso proprio a Scoglitti, nei pressi del Club Nautico, dove il mezzo è stato fermato poco prima che i quattro raggiungessero una barca a motore. Secondo le prime ricostruzioni, sull’imbarcazione, presumibilmente, qualcuno era già pronto ad attenderli.
All’interno del furgone i militari hanno rinvenuto circa 1.500 uccelli di razza pregiata e protetta. Un numero impressionante, che lascia ipotizzare un traffico organizzato e ben strutturato.
L’ipotesi investigativa è che i volatili fossero destinati a essere trasferiti illegalmente verso Malta, distante circa 60 miglia nautiche dalla costa ragusana, quindi raggiungibile in poco più di un paio di ore. Un’operazione che, se portata a termine, avrebbe avuto conseguenze gravi sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello penale.
Sul posto, oltre ai carabinieri, è intervenuto anche un veterinario dell’Asp provinciale per accertare le condizioni degli animali e verificarne lo stato di salute.
I quattro sono stati condotti presso il comando della Compagnia carabinieri di Vittoria, dove si trovano in attesa delle determinazioni del magistrato di turno. Le accuse potrebbero spaziare dal traffico illecito di fauna protetta alla violazione delle normative nazionali e comunitarie in materia di tutela degli animali.
In tanti anni di cronaca nera e giudiziaria, ho raccontato traffici di droga, armi, esseri umani. Ho seguito operazioni contro la criminalità organizzata, blitz notturni, inseguimenti spettacolari, scontri a fuoco.
Mai, però, mi era capitato di assistere a un’operazione di tale portata legata al traffico di fauna protetta, con numeri così rilevanti e con una dinamica quasi cinematografica: il pedinamento interregionale, il fermo in extremis al porto, la barca pronta a salpare verso un altro Paese.
È un episodio che segna una pagina nuova nella cronaca provinciale, destinato a far discutere e ad aprire interrogativi su un fenomeno finora rimasto ai margini dell’attenzione pubblica.
E per chi come me, racconta da quasi cinquant’anni le ombre del territorio, resta la consapevolezza che la realtà riesce ancora a sorprendere. Anche quando si pensa di aver visto tutto.