Scoglitti. 23 agosto 2026
È stata una notte movimentata quella appena trascorsa nella zona della riviera Messina di Scoglitti, con due distinti episodi che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e che riportano al centro dell’attenzione un tema sempre più delicato: lo stress a cui sono sottoposti quotidianamente gli uomini e le donne chiamati a garantire sicurezza e ordine pubblico.
Poco prima della mezzanotte, una telefonata ha segnalato alla Capitaneria di Porto di Pozzallo la presenza di un uomo straniero che si era gettato in acqua nella zona delle cosiddette “spiaggette”, nello specchio di mare compreso tra il Club Nautico e il lido Gabbiano.
Immediatamente è scattata la macchina dei soccorsi. Dopo circa quaranta minuti di ricerche, l’uomo è stato recuperato dai militari dell’Arma in evidente stato di agitazione. Secondo quanto riferito, continuava a pronunciare frasi sconnesse. È stato quindi accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Guzzardi di Vittoria per gli accertamenti e le cure del caso.
La notte, però, non era ancora finita.
Intorno alle 2, sempre nella stessa zona, ma questa volta in via Messina, sulla strada, è stata segnalata una maxi rissa. Nonostante l’ora, la strada era ancora affollata. Gli agenti del Commissariato di Vittoria sono intervenuti tempestivamente, trovandosi davanti a una situazione che sembrava essersi già conclusa.
Sul posto, tuttavia, era presente uno straniero in evidente stato di agitazione. Alla vista degli agenti, l’uomo avrebbe reagito violentemente, rendendo necessario l’utilizzo dello spray urticante per poterlo bloccare. Anche in questo caso si è reso necessario il trasferimento in ospedale. Successivamente l’uomo è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.
Al di là dei singoli episodi, resta un elemento sul quale vale la pena riflettere: il livello di pressione a cui sono sottoposti gli operatori delle forze dell’ordine durante il servizio.
In pochi minuti possono trovarsi a gestire situazioni imprevedibili, persone in evidente stato di alterazione, aggressioni, risse o emergenze nelle quali è necessario prendere decisioni rapide. E devono farlo mantenendo il controllo, anche quando dall’altra parte non c’è collaborazione e, talvolta, c’è una reazione apertamente violenta.
Secondo quanto riferito da alcuni testimoni presenti durante i due episodi, gli operatori intervenuti avrebbero mantenuto un atteggiamento paziente e professionale, nonostante la difficoltà delle situazioni. Un aspetto che merita di essere sottolineato, soprattutto in un momento in cui l’operato delle forze dell’ordine è frequentemente oggetto di critiche e contestazioni.
Il punto, naturalmente, non è sostenere che chi indossa una divisa sia immune da errori o che non debba rispondere delle proprie azioni. Il rispetto delle regole e delle garanzie per ogni cittadino deve rimanere imprescindibile. Ma altrettanto importante è ricordare che anche chi interviene per garantire la sicurezza opera sotto una pressione enorme.
Per un agente, infatti, il confine tra una condotta necessaria per difendersi o per bloccare una persona aggressiva e un comportamento che potrebbe essere successivamente contestato può diventare estremamente sottile. Una decisione presa in pochi secondi, nel pieno di una situazione concitata, può essere valutata mesi o anni dopo nelle aule di un tribunale.
È questa una delle grandi difficoltà del mestiere: chiedere alle forze dell’ordine di intervenire con decisione, ma contemporaneamente pretendere da loro un controllo assoluto anche nei momenti di massimo pericolo e tensione.
La sicurezza di una comunità passa anche dalla capacità di riconoscere questa complessità. Chi veste una divisa deve essere sottoposto ai controlli previsti dalla legge, ma deve anche poter contare sulla consapevolezza che il proprio lavoro comporta rischi, responsabilità e un livello di stress che spesso rimane invisibile agli occhi di chi osserva soltanto il momento finale dell’intervento.
La notte di Scoglitti, con due interventi avvenuti a distanza di poche ore, è dunque anche un’occasione per ricordare che dietro ogni intervento ci sono uomini e donne chiamati a mantenere lucidità e professionalità in circostanze nelle quali anche un solo errore di valutazione può avere conseguenze pesanti.
E forse, prima ancora di giudicare, sarebbe utile ricordarlo.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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