Vittoria. 27.12.2025
Sindaci nel mirino.
La questione riguarda tutto il Paese, ma in Sicilia, il primo presidio dello Stato: il Sindaco, è sempre più esposto alle minacce.
Minacce di ogni genere, auto incendiate, proiettili lasciati davanti alle abitazioni, lettere anonime e minacce di morte sui social. È una inquietante verità quella degli atti intimidatori rivolti a uomini e donne delle amministrazioni comunali, in particolare ai Sindaci, che rappresentano il primo presidio dello Stato sul territorio, attivo ventiquattr’ore su ventiquattro.
I numeri dell’ultimo report della polizia criminale parlano chiaro: la Sicilia si colloca tra le regioni con la crescita più preoccupante del fenomeno, dove si registra un aumento del 30% degli atti intimidatori, con 68 episodi denunciati nel 2024. Un dato allarmante che fotografa una realtà sempre più difficile, soprattutto nelle aree dove il contrasto all’illegalità e all’abusivismo tocca interessi consolidati.
Agrigento e l’intera provincia è tra le prime in Italia per numero di intimidazioni. Nei giorni scorsi, il sindaco di Ravanusa, Salvatore Pitrola, ha rinvenuto appesi al muro della sua abitazione tre bossoli, un mazzo di fiori e una bottiglietta di plastica contenente liquido infiammabile: un messaggio chiaro, dal forte valore simbolico.
Ma non si tratta di un caso isolato. Maria Terranova, la Sindaca di Termini Imerese, è da tempo bersagliata da insulti e intimidazioni sui social ed è considerata tra i primi cittadini più minacciati d’Italia. Stessa cosa per Enrico Trantino, Sindaco di Catania e per Vincenzo Corbo, al suo secondo mandato a Canicattì. A Palermo, l’Assessore Fabrizio Ferrandelli ha persino subito un’aggressione fisica.
Sono amministratori che quotidianamente combattono l’abusivismo, l’illegalità diffusa, il mancato rispetto delle regole, e, molto spesso i disagi economici del loro comune. Una battaglia che li espone in prima linea, quasi sempre senza adeguate tutele, trasformando il ruolo del sindaco in una funzione a rischio. Un’esposizione quella dei primi cittadini, che rischia di avere conseguenze gravi anche sul futuro delle istituzioni locali; la paura potrebbe allontanare persone competenti e oneste dall’impegno pubblico, o, ancora peggio, lasciare spazio a chi è pronto a piegarsi ai ricatti.
L’allarme è stato lanciato dal l’ANCI Sicilia, che denuncia una situazione non più sostenibile e chiede maggiore sicurezza nelle città e per chi le governa. Perché colpire un Sindaco non significa attaccare solo una persona, ma lo Stato stesso, nella sua forma più vicina ai cittadini. Colpire non vuol dire solo fisicamente o con minacce tangibili, ma vuol dire anche denigrare per qualsiasi azione amministrativa.
In Sicilia, oggi più che mai, difendere i Sindaci significa difendere la democrazia e la legalità nei territori, perché come già evidenziato, il Sindaco di un paesino o di una città, qualunque sia il suo colore politico e la sua ideologia, rappresenta il primo presidio dello Stato italiano.