23 Aprile 2024

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Straordinario SOLD OUT al teatro Duemila di Ragusa per la performance di Bisio ‘’La mia vita raccontata male’’

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La prima volta che mi sono fidanzato, non ero presente. Il momento in cui Federica mi ha detto di sì, non l’ho vissuto, ne ho un resoconto frettoloso. Ne so pochissimo perché non c’ero. Invece, quando mi ha lasciato, c’ero anch’io”. È questo l’incipit del romanzo “L’animale che mi porto dentro” di Francesco Piccolo e che costituisce una delle tante frasi surreali con le quali Claudio Bisio ha arricchito il suo nuovo spettacolo, dal titolo “La mia vita raccontata male” in cui, tra il serio e il faceto, racconta la sua vita e di quella delle tante persone del vivere quotidiano a lui accomunabili. Un monologo godibilissimo quello di ieri sera al Duemila di Ragusa nell’ambito della stagione di Teatro in primo piano che, non a caso, ha fatto registrare uno straordinario sold out.

Applausi convinti e grandi emozioni per il pubblico in sala. Dopo gli one man show tratti da testi di due scrittori satirici come Michele Serra e Daniel Pennac, Bisio, questa volta, ha scelto un’altra eccellenza della scrittura italiana come Francesco Piccolo attingendo materiale da alcune delle sue opere più rappresentative. Brevi racconti di poche righe, aneddoti surreali, aforismi, e ne ha assemblato il tutto con l’aiuto del regista Giorgio Gallione. Il risultato è il resoconto di episodi esilaranti ma anche meno comici che costituiscono il bagaglio del suo vissuto, partendo dall’adolescenza fino al presente.

L’attore si muove sulla scena costituita da un cumulo di libri, da un divano e da piccoli schermi televisivi che vengono messi in funzione quando è rammentata la sigla della “Canzonissima” del 1969 dove le Gemelle Kessler cantavano “Quelli belli come noi” che suscitavano i primi sogni erotici adolescenziali. Era anche il periodo in cui lui, in contrasto con suo padre che lo prendeva in giro, si sentiva comunista più perché innamorato di una ragazza marxista che per credo politico (in realtà Bisio negli anni ’70 fu attivista di Avanguardia operaia). D’altra parte, quelli erano anche gli anni ribelli del ’68 che creavano dissapori tra figli e genitori. Alle sue spalle, a fare da contrappunto alle sue narrazioni, i due chitarristi Marco Bianchi e Pietro Guarracino che eseguono musiche originali di Paolo Silvestri ma in un brevissimo stacco è possibile udire anche pochissime note di “Cannon Song” di Kurt Weill in omaggio a Bertold Brecht che l’attore cita a ricordo dei suoi anni di frequenza presso la Civica scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro.

In questo modo, tra aneddoti di vita vissuta e confessioni di vicende dal risvolto esilarante e sincere, in più punti anche oggetto di riflessione, Bisio trae la considerazione finale che “la vita non si vive come la vuoi tu ma come la vuole lei”. E così conquista interamente il pubblico che si identifica con lui e le sue storie. Pubblico che gli ha riservato il lungo e copioso applauso finale.

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