Torino. 23.10.2026
Essere sacerdoti non significa dover restare impassibili davanti a tutto, né assistere in silenzio a ciò che accade intorno a noi.
Giannicola Maria Simone, sacerdote sessantacinquenne, da sempre impegnato con i giovani, è balzato alla ribalta della cronaca, per un gesto con il dito medio, che ha fatto mentre si trovava davanti alla chiesa di Sant’Alessandro Zebedia, a pochissimi chilometri dal centro di Torino. Il sacerdote, ha assistito a quello che un nutrito gruppo di giovani, stava combinando durante le violente manifestazioni che erano in corso sia a Milano che a Torino.
“Di fronte alla maleducazione, all’arroganza e alla violenza di certi giovani” ha dichiarato il sacerdote al Corriere della Sera, “credo che a volte sia necessario far capire che non tutto è permesso e che il rispetto non può essere a senso unico”.
Padre Giannicola, secondo quanto riportato dai media, ha avuto il coraggio di reagire in un modo certamente insolito per un sacerdote, ma proprio per questo capace di attirare l’attenzione. Non si tratta di esaltare un gestaccio, bensì di apprezzare il messaggio di fondo, non girarsi dall’altra parte, non accettare passivamente ogni provocazione e avere il coraggio di intervenire quando serve.
Forse avremmo bisogno di più sacerdoti, e, soprattutto, di più persone disposte a metterci la faccia, di richiamare i ragazzi alle proprie responsabilità e di ricordare loro che libertà non significa fare ciò che si vuole senza limiti.
Il rispetto si insegna anche con la fermezza, purché non si perda di vista il valore delle persone.
E se per far passare un messaggio, serve qualche volta, un gesto fuori dagli schemi, ben venga la capacità di uscire dal proprio ruolo convenzionale per richiamare l’attenzione su ciò che conta davvero.
Bravo padre Giannicola! A volte, più che tante parole, serve il coraggio di esserci e Lei di coraggio ne ha avuto tanto.
